Giallo di Natale

Oggi è Natale, e da bravo appassionato del genere lo sto "solennizzando" leggendomi una raccolta di vecchie storie della Camera Chiusa (I Delitti della Camera Chiusa, Polillo Editore).

Da parte mia, vi "regalo" un mio vecchio raccontino giallo, una specie di omaggio ad alcuni vecchi maestri del genere. Si chiama "Un peso morto"  (o meglio, l’ho appena ribattezzato così).

Buone feste a tutti (e cercate di sopravvivere…).

 


 

Un Peso Morto
 
Stamattina va un po’ meglio. Quel dolore sordo all’anca è diminuito, e anche la schiena si fa sentire meno. Devo dire al dottore che questo nuovo analgesico mi fa bene.
Certo, alla mia età c’è poco da farsi illusioni. Nella migliore delle ipotesi, si può sperare in una tregua dagli acciacchi. Ottantasette anni non sono pochi, e certo non posso aspettarmi di meglio di questi lenti risvegli, in cui controllo una giuntura per volta per capire se ho un nuovo dolore, o se l’artrite mi darà un po’ di respiro.
 
Comunque, per essere ottobre inoltrato non mi posso lamentare, non fa tanto freddo e riesco a muovermi abbastanza bene. Oggi quasi quasi esco e faccio un salto al mercato di Ponte Milvio, così incontro un po’ di gente, sono stufa di vedere solo Vinaya, che pur di non lavorare si mette a chiacchierare e non la smette finché non le urlo di mettersi a stirare. Mi ricorda quella ciociara che avevo negli anni ’60, non si riusciva a farla smettere di parlare, il povero Ennio non la poteva sopportare e la piantava sempre lì a parlare da sola a lavare i piatti in cucina. Alla fine arrivavo io, e lei stava ancora a sproloquiare come se Ennio fosse stato là ad ascoltarla, ci rimaneva male quando intervenivo io e capiva che se n’era andato da un pezzo.
Bene, è arrivato il giornale. Questa cosa che te lo portano alla porta non è male, specie per me che tante volte ad uscire non ci riesco proprio…
Vabbe’, vediamo cosa ci dice il giornale. Dove ho messo gli occhiali… ah, ecco. Uhm, solita roba, politica, economia… ormai le quotazioni di borsa sembra siano più importanti della politica internazionale, o forse sono la stessa cosa. La cronaca di Roma… Dio mio. Un altro.
“Nuovo suicidio di un anziano a Vigna Clara.” Non è possibile, è morto Franco Giovanardi! Figurarsi, suicidio! Quello non si sarebbe suicidato neanche tra mille anni. Ha seppellito la moglie sei anni fa, quella poveretta era arrivata allo stremo delle forze, e i figli erano scappati da anni. Franco era un tale mascalzone che ha deciso di non lasciare una lira ai figli e ha venduto tutto. Ha tenuto l’usufrutto della casa in cui abitava e ha investito tutto il resto, costituendosi un cospicuo vitalizio. Suicidarsi lui? Neanche per sogno.
Eppure, sembra proprio uno di questi assurdi suicidi che si stanno verificando in questa zona negli ultimi tempi. La polizia sta ricercando disperatamente tracce di questo “Comitato per l’eliminazione dei Pesi Morti”. Anche a casa di Franco hanno trovato uno di quei maledetti pacchetti contenenti una pistola di piccolo calibro carica e una lettera. Eccola, uguale alle altre: “Sei un inutile peso per la società, e lo sai. La medicina moderna ti permette di vivere quando dovresti essere morto da anni, sprecando risorse che spettano di diritto ai giovani capaci di produrre qualcosa di utile. Siediti, prendi questa pistola, puntala alla testa e premi il grilletto. Non sarai morto invano, e noi ti onoreremo. Addio.”
Incredibile: sembra proprio che sia quello che è successo. Franco è morto tranquillamente seduto ad un tavolo, col pacchetto aperto davanti a lui, la pistola in pugno e un proiettile nella testa. La porta era chiusa, senza segni di scasso, e tutto in casa era in ordine, d’altronde Franco era un tipo preciso fino ai limiti della pedanteria. Non avrebbe mai fatto entrare uno sconosciuto, di solito anzi teneva la porta chiusa con due serrature, mentre stavolta la polizia è riuscita a entrare forzando solo la serratura normale.
E Franco non è il primo, come ricorda il giornale. La prima, invece, è stata Laura Girasoli, quella vecchia insegnante in pensione, zitella da sempre. Viveva in una casa enorme su via Cassia, la conoscevo di vista, più che altro ci vedevamo in parrocchia. Un tipo rinsecchito, taciturno, ricordo solo che si lamentava della misera pensione che aveva, che se la mangiavano tutta le spese. Alla fine aveva venduto la nuda proprietà della casa, mi aveva raccontato Gina, la fioraia, il giorno del funerale dell’ammiraglio Tanzi. Beh, insomma la Girasoli è stata la prima, anche lei con la stessa lettera, un colpo di pistola alla testa, chiusa in casa, un classico suicidio. I giornali hanno cominciato a sguazzare in questa storia del Comitato, la collegano alla criminalità minorile e dicono che la nostra società è troppo vecchia, non dà occasioni ai giovani che poi diventano criminali, e dall’altra parte i vecchi sono sempre più soli e disperati, e hanno tirato fuori le statistiche sull’incremento dei suicidi tra gli ultrasettantenni. Pare che la maggioranza lo faccia coi farmaci, e non mi sorprende, visto quante medicine ha in casa qualsiasi anziano.
Beh, insomma, dalla Girasoli a Franco sono stati sei, i vecchi suicidatisi, tutti allo stesso modo. La polizia poi non è stata capace di trovare nessuna traccia di questo benedetto Comitato. I pacchi sono tutti avvolti in carta comune, regolarmente affrancati, con l’indirizzo scritto a stampatello, e risultano spediti da uffici postali tutti di Roma, ma sempre diversi. Tutte le vittime abitavano in questo quartiere ed erano sole al mondo, o comunque prive di qualsiasi relazione familiare importante. Le indagini non hanno portato a niente, ed anche intercettare in anticipo i pacchi è risultato pressoché impossibile, proprio perché sono comunissimi, somigliano a centinaia di altri pacchetti che vengono inviati ogni giorno. La polizia ci ha anche provato, pare, a passare al metal detector tutti i pacchetti che venivano spediti, ma non è servito a niente.
E così, si è creata la serie di quelli che un giornale di basso livello chiama “i suicidi della nuda proprietà”, proprio perché le vittime sono tutti vecchi soli, senza figli a cui lasciare in eredità l’unico bene di valore che possiedono, e che quindi decidono di vendere per vivere un po’ meglio gli ultimi anni. D’altronde, io stessa due anni fa ho venduto la nuda proprietà di questa casa; se fosse stato ancora vivo Ennio non se ne sarebbe neanche parlato, figurarsi cosa avrebbe detto lui, ma io sono sola, e gli interessi dei BOT che ho comprato col ricavato mi servono proprio. Ennio… avessimo almeno avuto dei figli! Ma sono tanti anni che mi sono rassegnata ad una vita senza figli e nipoti, e non capisco perché debbano venirmi i lucciconi proprio ora.
 
Bene, ora vado al mercato, che per un volta che mi sento bene ho voglia di fare una passeggiata. Oltretutto è un’occasione per salutare un po’ di gente del quartiere, c’è Ernesto, il portiere del palazzo accanto, simpaticissimo, lui fa il portiere apposta per incontrare gente e sta sempre seduto sui gradini del palazzo, ad alcuni capita che gli attacchi dei bottoni interminabili, capita di vederli lì che magari hanno appuntamento col notaio e lui li tiene dei quarti d’ora a raccontargli aneddoti del caseggiato, pettegolezzi mai, perché lui è uno che sa distinguere tra chiacchiere e maldicenze. Ah, stamattina ha beccato Luigi, il postino, che mi sa che non riprenderà il suo giro tanto presto. Poi c’è Anna, la fruttivendola, io ormai ci passo più a chiacchierare che a comprare, coi prezzi che fa non posso permettermi neanche un chilo di mele. Però è simpatica, e anche se vado a comprare le mele al mercato passo sempre a salutarla. Lei lo sa, e mi fa l’occhietto quando porge i sacchetti alle signore eleganti, mogli dei professionisti del quartiere, che i prezzi neanche li guardano tanto sono preoccupate di incastrare la visita all’amante con la seduta di lampada total body. Mi sa tanto che se dovessero rinunciare a una delle due rinuncerebbero all’amante.
 
È passato qualche giorno, e il tempo è peggiorato. Oggi pioviggina e il cielo è coperto, e l’artrite non mi dà pace. Se non stessi aspettando una visita mi metterei a letto con la settimana enigmistica e un thermos di tè caldo, ma devo stare in piedi e questo mi irrita ancora di più. Man mano che le ore passano, il cielo si fa sempre più cupo, eppure è quasi mezzogiorno, dovrei cucinarmi qualcosa ma non ne ho proprio voglia. Alla fine è quasi un sollievo sentire suonare alla porta, almeno mi distolgo dai miei pensieri. “Chi è?” grido, tanto tutti si aspettano che noi vecchie siamo anche sorde, e infatti anche da fuori sento la voce familiare di Luigi che urla: “Posta, signora Gemma!”. Non so quanto tempo è che non ricevo della posta vera, voglio dire non quella pubblicità tipo gita a Firenze con partenza alle cinque del mattino. Apro la porta, e vedo Luigi con un’aria timida, che mi fa: “Guardi, signora, c’è un pacchetto per lei, dovrebbe firmare qui”, e tira fuori un pacchetto avvolto in carta comune, senza indirizzo del mittente. Lo prendo mentre meccanicamente firmo il libretto per ricevuta, poi guardo interrogativamente il postino, e faccio “Non sarà mica uno di quei pacchi?” “Non so, signora, potrebbe essere, ma non c’è motivo di aver paura. Conviene però che dopo averlo aperto chiami la polizia. Vuole che le faccia compagnia?” “Sì, grazie, sono troppo nervosa per aprirlo da sola”. Entriamo in casa e mi siedo al tavolo da pranzo. Il pacchetto ha un’aria innocua, e lo apro lentamente, come se potesse esplodere. Dentro c’è solo una scatola di cartone con dentro una lettera; mi basta un’occhiata per capire che è identica a quelle che hanno ricevuto gli altri. “Ma non c’è nessuna pistola!”, esclamo. “No, di solito quella la porto io. Non si sa mai, potrebbero usare i metal detector. E poi, la pistola sta meglio in mano mia” Mi volto. Luigi ha la solita aria tranquilla, da ragazzo un po’ invecchiato, ma gli occhi sono svegli, furbi, sembra che si stia divertendo.
“Signora Gemma, non si muova, per favore. Sa, se mi costringesse le sparerei ugualmente anche da lontano, poi mi porterei via pacchetto e pistola e lascerei la porta aperta, sembrerebbe un tentativo di rapina. No, lei non mi pare il tipo. Giovanardi, lui sì che era un osso duro, appena ha aperto la porta gli ho puntato la pistola contro e l’ho spinto dentro. L’ho obbligato a firmare il registro delle ricevute, l’ho fatto sedere e gli ho sparato alla tempia, poi ho aperto il pacchetto e gli ho messo la pistola in mano. È stato un po’ rischioso, ma queste pistole non fanno molto rumore, e poi anche se mi avessero visto prima che riuscissi a uscire dal palazzo, cosa ci sarebbe stato di strano? Un postino che va in giro per le scale non insospettisce nessuno, e nessuno gli fa domande. No, signora, stia seduta per favore.” “La prego Luigi, mi spieghi, perché lo fa?” “Perché? Certo, lei magari si aspetta che io sia uno che odia i vecchi, che sia un sanguinario maniaco… No, è molto più semplice, lo faccio per i soldi. I suicidi della nuda proprietà, li hanno chiamati? Appunto. Solo che a comprare queste nude proprietà sono stato io, nel corso degli anni, usando dei prestanome, naturalmente, o la polizia a quest’ora se ne sarebbe accorta. Ovviamente lascio passare del tempo tra l’acquisto e la disgraziata morte del proprietario, ma alla fine incasso, in fondo della morte di un vecchio senza famiglia non gliene frega niente a nessuno. Io arrivo, mi faccio firmare la ricevuta, entro, sparo al vecchietto, esco chiudendomi la porta alle spalle. Tutto molto pulito, e nel tempo che ci mette la gente a capire che il colpo che ha sentito poteva essere uno sparo, e da dove proveniva, io sono fuori del palazzo, e loro picchiano alla porta del poveretto finché arriva la polizia e trova tutto esattamente come un suicidio. Ecco come funziona, signora, e ora le consiglio di chiudere gli occhi, sarà questione di un attimo.”
“Fermo! Posa la pistola sul tavolo e mani in alto!” Beh, anche a saperlo prima, devo dire che è un bel conforto sentire la voce dei poliziotti chetavano dietro la porta. Sono rimasti nascosti in cucina da stamattina alle otto, poveretti, e si vede che non vedevano l’ora di intervenire, ci mettono un attimo ad ammanettare Luigi. Lui ha l’aria completamente smarrita, mentre si rende lentamente conto di essere stato incastrato. “Vedi,” gli faccio, “la tua idea era buona. La storia del fantomatico Comitato sembrava fatta apposta per scatenare le ricerche più improbabili. Ma, vedi, io mi sono chiesta: se non si sono uccisi, chi può essere stato? Ed ho pensato che noi vecchi siamo diffidenti e paurosi, e che non apriamo volentieri la porta a nessuno. Ma con il postino è diverso, e difatti i pacchetti dovevano essere stati portati da qualcuno, qualcuno che fa le consegne in un’area limitata, dove la gente lo conosce e non gli fa caso. Quando mi è venuta in mente questa idea, ho pensato di parlarne con la polizia, e qualche giorno fa sono passata alla Questura. I poliziotti sono stati molto gentili, mi hanno portato dal commissario che mi ha ascoltato attentamente ed ha detto che poteva essere una buona idea. Vero, tenente?” “Sì, signora,” sorride il tenente Blasi, “E davvero quando abbiamo cominciato a pedinare questo farabutto non immaginavamo che il prossimo pacchetto lo avrebbe spedito proprio a lei! Comunque, abbiamo tenuto tutto sotto controllo, e sapevamo che sarebbe passato oggi per la consegna”
Ora Luigi ha capito, e mi guarda con un’espressione di incredulità e di irritazione, evidentemente pensava di essere troppo furbo per essere scoperto, specie da una vecchietta come me. Aveva trovato un metodo semplice e sicuro per arricchire e ora si ritrova in prigione, fa quasi pena. “Vedi, Luigi” gli dico, guardandolo negli occhi “Hai pensato che tutti avrebbero creduto possibile che dei vecchi soli si suicidassero solo perché qualcuno li voleva morti. Ma noi vecchi lo sappiamo che non vogliamo morire, anche se la morte non ci fa paura. Il brutto è che man mano che andiamo avanti le persone che conosciamo e a cui teniamo diventano sempre meno, e ci sentiamo sempre più soli: a noi importa se un vecchio muore. Ecco perché ci tenevo tanto a fermarti.”
 
Anche stamattina è arrivato il giornale, ma credo che non lo leggerò, non ho nessuna voglia di vedere come i giornalisti hanno ricamato su quello che è successo ieri. Ho anche staccato il telefono, tanto gli unici a chiamare sarebbero dei seccatori. Gli amici del quartiere sanno che passerò io a salutarli, e a fare due chiacchiere, ma non oggi… oggi l’anca mi fa troppo male. Penso che mi metterò a fare un cruciverba, di quelli facili, che la mia memoria non è più quella di una volta. La penna dovrebbe essere qui… no, forse in cucina, stavo scrivendo quella ricetta che davano in televisione… davvero non so più dove ho la testa!
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