Filosofia ‘sperimentale’?

Nei post precedenti, ho evidenziato una situazione abbastanza insolita, che mi pare valga la pena approfondire prima di procedere, perché è molto interessante, da un certo punto di vista.

Nella Filosofia, gli strumenti per argomentare e sostenere una tesi piuttosto che un’altra sono generalmente di tipo logico, o basati su una determinata concezione della natura umana.

Nella storia della Filosofia, vi sono state ripetute controversie sul Realismo, ossia sull’ipotesi che (riformulo una definizione di wikipedia) esista una realtà esterna a noi, che non dipende da noi e dalle nostre credenze, e che la verità di una proposizione consista nella sua corrispondenza con questa realtà esterna. Un "sottoprodotto" di questa tesi è il Realismo Scientifico, secondo cui scopo della scienza è descrivere la realtà fisica, e che una teoria "vera" è quella che descrive enti e proprietà della natura in modo corrispondente a quelli reali.

A questo punto, succede una cosa interessante: nel Novecento ci si rende conto che l’ipotesi del Realismo Scientifico, fino allora implicitamente accettata da tutti, comporta degli effetti pratici negli esperimenti di Fisica microscopica. Se si accetta l’idea, ad esempio, che un elettrone abbia delle proprietà indipendentemente da noi e dal modo in cui le osserveremo, ne conseguono certe previsioni sui risultati degli esperimenti. Queste previsioni, nell’ambito dei fenomeni studiati dalla Fisica Quantistica, sono risultate false. Questa situazione ha favorito lo svilupparsi della tesi Strumentalista sulle teorie scientifiche, cui ho accennato in precedenza.

Il risultato è che l’interpretazione prevalente delle attuali teorie scientifiche in Fisica è che i risultati sperimentali dimostrano che il Realismo Scientifico è falso. Esiste una interpretazione alternativa (detta "di Bohm") che preserva il Realismo ma presenta altre caratteristiche poco intuitive, e non è molto sostenuta tra gli scienziati. E se il Realismo Scientifico è falso, è falso anche il Realismo tout court.

Al di là di quale sia la migliore teoria Fisica, il punto che volevo sottolineare è che il progresso della scienza ha condotto a una situazione in cui è possibile sottoporre a una verifica sperimentale le teorie filosofiche (e questo vale, come sappiamo, anche per altre teorie, come quelle sull’origine dell’Universo… a patto ovviamente che si creda al Realismo!). L’accettazione di una tesi filosofica non dipende più solo dal ragionamento o dalle premesse preferite da ciascuno, ma deve tener conto dei dati sperimentali. Di fatto, la Filosofia è diventata almeno in parte una disciplina sperimentale.

Dall’altra parte, la scienza, e la Fisica in particolare, proprio perché hanno raggiunto questa capacità, sono diventate oggetto di interpretazione filosofica: spesso gli scienziati non riescono o non si curano di stabilire un quadro epistemologico in cui collocare le loro teorie, nonostante il fatto che ovviamente il valore e il significato delle teorie stesse dipenda da questo quadro. Questo è il punto che cercavo di evidenziare nel mio post precedente: per capire che valore abbiano le teorie scientifiche occorre sciogliere il nodo del Realismo e dei problemi ad esso connessi.

Insomma, Fisica e Filosofia forse devono tornare insieme, come ai tempi dei filosofi greci? Potrebbe essere una buona idea…

4 pensieri su “Filosofia ‘sperimentale’?

  1. ti consiglio, se non li conosci gia’, i libri di Maturana e Varela (The tree of knowledge, per esempio). Sono biologi, ma la loro teoria della cognizione va nella direzione che tu dici. In meccanica quantistica il grande passo credo sia stata la necessita’ di inserire l’osservatore nella scena osservata (- se guardi qualcosa hai bisogno almeno di un fotone, e quel fotone ha cambiato il sistema che osservi -). In teoria della cognizione (di io sono un incompetente) e’ avvenuto lo stesso: e’ l’osservatore a “creare il suo mondo” semplicemente conoscendolo attraverso il suo sistema sensoriale, qualunque esso sia.
    Ti invito a quello che avevo scritto qui:

  2. Ho dato un’occhiata, grazie, e’ un ottimo riassunto di un tema piuttosto sconcertante. E’ vero che la MQ presenta aspetti paradossali, magari ne faro’ qualche accenno anch’io; io stavo discutendo un aspetto leggermente diverso anche se collegato: supponiamo che l’interpretazione di Copenhagen sia corretta, ne deriva una contraddizione, o almeno una conseguenza fortemente invalidante per la scienza? Io credo di si’.

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