Repetita Iuvant

Tornando alla Fisica, riformulo per chiarezza parte dell’ultimo post, facendo solo un breve accenno al perché si ritiene che il Realismo Scientifico non sia sostenibile. L’idea alla sua base è che (come riteneva, ad esempio, anche Einstein) ai concetti delle nostre teorie corrispondano proprietà reali della natura, che esistono a un livello indipendente da noi.

Esempio tipico: io misuro la velocità di un elettrone. Quando lo faccio, trovo che essa ha un valore ben definito; tuttavia, la teoria standard afferma che l’elettrone, prima che io effettui la misura, non ha una velocità definita. E’ proprio perché io la misuro che essa assume un valore definito. Tra una misura e l’altra, è concettualmente privo di senso parlare del valore della velocità dell’elettrone.

Non mi dilungo, perché di questi fenomeni ci sono moltissime illustrazioni ben fatte ed esaurienti. Basti dire che, a meno di non aderire a una interpretazione alternativa della teoria quantistica detta "di Bohm" o più genericamente "delle variabili nascoste", al momento si ritiene che il Realismo Scientifico sia falso, ossia che le proprietà con le quali descriviamo i fenomeni siano ben definite solo in rapporto alle nostre osservazioni, e che non siano dotate di caratteristiche definite al di fuori di questi momenti.

Ne consegue che, come dice appunto Heisenberg, i concetti delle nostre teorie scientifiche sono validi solo nell’ambito dei fenomeni sperimentali correttamente descritti dalle teorie stesse. Le teorie sarebbero concettualmente complementari tra loro nella misura in cui ciascuna descrive un ambito sperimentale diverso; giustapponendo, per così dire, le teorie che "funzionano" si ottiene il miglior sistema scientifico al momento a noi disponibile, e questo sistema scientifico secondo lo Strumentalismo serve, in ultima analisi, a "fare i conti" per prevedere i risultati degli esperimenti o per realizzare apparati efficaci. L’obiettivo di descrivere la realtà naturale sarebbe velleitario e comunque privo di senso.

Qui si inserisce la mia considerazione (tra l’altro credo di aver letto qualcosa di simile in un libro che ora non riesco a ricordare): noi troviamo che, ad esempio, Fisica Quantistica e Chimica usano il concetto di elettrone. I fenomeni che le due teorie descrivono sono diversi, e di fatto anche la struttura e il formalismo delle teorie sono diversi. Si pone la domanda: c’è qualche motivo per cui possiamo dire che l’elettrone della Fisica Quantistica è lo stesso elettrone della Chimica?
Se io estraggo elettroni ionizzando una qualche sostanza (processo chimico-fisico), cosa mi dice che io possa attrivuire loro le proprietà che ho rilevato applicando la Fisica Quantistica a dei fenomeni diversi, nei quali ho però usato l’elettrone come concetto descrittivo di un particolare elemento della natura? Niente, perché non solo non presumo che le mie teorie debbano integrarsi tra loro (ossia che possa esistere una descrizione teorica unificante della natura), ma non posso neanche ricorrere alla realtà esterna come sostrato unificante che garantisca che le proprietà degli enti si conservino tra diversi livelli di descrizione.

Insomma, ci ritroviamo sospinti verso un atteggiamento estremamente rinunciatario (filosoficamente, ritengo corrisponda a un Nominalismo estremo) dicendo che non solo non abbiamo modo di descrivere la Realtà, ma che i nostri concetti non sono coerenti, e il fatto, ad esempio, di utilizzare l’elettrone e le sue proprietà fisiche nella descrizione di fenomeni di scala diversa è puramente strumentale e non necessario, e non può essere in nessun modo giustificato logicamente: se una teoria "funziona", tanto basta. La coerenza con altre teorie non è un requisito né un pregio, e il "fondamento" di una teoria è solo la sua efficacia pratica.

Altrimenti, se questo atteggiamento, che secondo me alla fine invalida il concetto stesso di "teoria scientifica", non ci soddisfa (e sono disposto a scommettere che non soddisfa nessuno, oltre a essere totalmente opposto al modo di ragionare degli scienziati), dovremo ricercare un approccio epistemologico che preservi un certo grado di Realismo. Ci devo ancora pensare su…

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One thought on “Repetita Iuvant

  1. Ciao. dici:
    “al momento si ritiene che il Realismo Scientifico sia falso, ossia che le proprietà con le quali descriviamo i fenomeni siano ben definite solo in rapporto alle nostre osservazioni, e che non siano dotate di caratteristiche definite al di fuori di questi momenti.”
    Questo e’ vero, ma non so se sono d’accordo poi con il discorso delle diverse discipline (fisica e chimica) che non possiamo essere sicuri abbiano oggetti in comune.

    La distinzione tra diverse discipline e’ artificiale, in verita’ e’ gia’ tutto unificato, almeno nel senso del metodo scientifico: non esistono esperimenti di “chimica” che invalidino quelli di “fisica”. La meccanica quantistica sta tenendo contro ogni attacco, e spiegando esperimenti dalla fisica nucleare alla biologia.

    Gli oggetti descritti, gli elettroni, non capisco bene perche’ potrebbero essere diversi in esperimenti diversi.
    Quando dici “proprietà con le quali descriviamo i fenomeni siano ben definite solo in rapporto alle nostre osservazioni, e che non siano dotate di caratteristiche definite al di fuori di questi momenti.” dobbiamo comunque pensare che lo spettro delle possibili proprieta’ non ancora determinate prima di una misura e’ limitato, secondo la MQ. Non e’ che un elettrone puo’ trasformarsi in altro, se non stiamo osservando. E’ che le proprieta’ che alla nostra scala (nei metri) siamo abituati a considerare “puntuali” o “determinate” assolutamente, nella scala degli amstrong diventano distribute e probabilita’, e solo l’osservazione le determina, prima erano come in un limbo dell’indecisione.
    Io lo vedo piu’ come un salto che la nostra coscienza o percezione deve fare, un allargamento della visuale, da punti solidi a nuvole di probabilita’. Il realismo come lo conosciamo alla nostra scala non tiene piu’, certo, e noi diventiamo parte della scena che osserviamo. Il che mi pare pure piu’ bello.
    Il realismo (locale) come il “la fuori c’e’ qualcosa di fisso e universale e io lo posso guardare senza che lui se ne accorga” (la luna e’ lassu anche quando io non la guardo, diceva Einstein), cade. Ma non capisco perche’ questo possa invalidare il concetto stesso di teoria scientifica, come sembri suggerire. Non credo che il concetto di “teoria scientifica” dipenda o sia fondato sul realismo. Il realismo e’ solo una bella pensilina a cui Einstein pensava di potersi appoggiare saldamente (come noi tutti). E invece no. Ma la scienza col suo metodo non cadono senza pensilina. Ci sara’ altro, ancora da capire meglio nelle sue conseguenze filosofiche. La scienza, ed una sua teoria (ed esperimenti) particolare, la MQ, ci sta dicendo che la realta’ non e’ come la immaginavamo. Che le proprieta’ di un oggetto -quantistico- che andrai a misurare dipendono da quello che hai gia’ misurato prima. Cosa che non succede nel “nostro” mondo dei metri. E’ gia’ successo piu’ volte nella storia, e credo che la perdita di equilibrio sia stata anche piu’ grande quando la teoria, e le osservazioni, dissero che la terra non era piatta. Ora, che ci dicano che la realta’ e le sue proprieta’ che noi vediamo dipendono in qualche misura dal fatto che esiste un osservatore (senza alcuna priorita’ per l’essere umano tra l’altro), mi pare quasi sensato. E con delle belle implicazioni etiche per noi altri esseri con una coscienza.
    Ciao
    F.

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