Hanno ucciso l’Uomo Ragno!

Molti, se ci fossero molti lettori di questo blog, potrebbero trovare curioso che uno che come me solleva questioni complicate di Economia e Fisica si interessi tanto ai fumetti da insorgere per il fatto che l’editore italiano dell’Uomo Ragno lo ribattezzi col nome inglese Spider-Man.

Un mio amico ha scritto alla casa editrice una lettera (riportata sotto) che sottoscrivo completamente, e che spiega molto bene il mio pensiero. Dato che ho sollevato questo tema, ne approfitterò nei prossimi giorni per un piccolo excursus da Incompetente sul significato dei fumetti dei supereroi, ma ne parliamo prossimamente.

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Premetto che sono un ultratrentennale lettore dell’Uomo Ragno, ho seguito il mio eroe in tante delle sue vicende senza abbandonarlo, compro quasi tutto quello che viene pubblicato, insomma sono un appassionato ultraquarantenne per cui l’Uomo Ragno è un piccolo rito.
 
Mi addolora quindi molto doverlo abbandonare.
 
La vostra scelta di ribattezzare il vostro più glorioso personaggio dei fumetti clonando la dizione americana è un grave errore, una cieca operazione di marketing orientata agli undicenni per i quali l’Uomo Ragno è quello dei film, in sintesi un’offesa alla relazione profonda col personaggio che buona parte del pubblico ha. Io, detto molto pomposamente e presupponendo la dovuta dose di autoironia, non vi riconosco il diritto di "rinominare" pezzi importanti del mio immaginario, e quindi vi lascio.
 
Credo che una simile "decisione", permettetemi la critica, nasca, prima ancora che da semplice avidità commerciale, da una profonda incomprensione della relazione che precedentemente citavo tra il pubblico e un personaggio come l’UR. Per quanto strano possa sembrare, evidentemente non capite appieno cosa avete tra le mani, o non riterreste "conveniente" un’operazione di questo tipo. Per inutile che appaia, provo a spiegarvelo io.
 
Per un ragazzo di oggi, i fumetti non sono la stessa cosa che erano per noi. Peraltro, nel mondo di oggi, un medium come l’albo a fumetti è per se un medium "vecchio stile": unisce il paradosso dell’immagine statica e l’antico supporto cartaceo, è oggetto di collezionismo e memoria, insomma non ha nessuna delle caratteristiche degli strumenti dei ragazzi di oggi. Eppure, i ragazzi di oggi non sono irrimediabilmente diversi da come eravamo noi: essi possono amare i fumetti, ma non e’ un amore necessario: i fumetti non sono per loro un canale primario.

Per la nostra generazione, invece, i fumetti erano necessari. La nostra generazione (i 40-50enni di oggi) ha costruito una parte importante del proprio immaginario sui fumetti, ha visto la nascita della Silver Age dei supereroi, e li ha adottati in un rapporto simbiotico inscindibile. Alcuni di quei personaggi, non molti, sono diventati semplicemente una parte essenziale della cultura e dell’emozione di una generazione. L’Uomo Ragno è il principale di essi, e il più significativo.
 
Quella generazione ha decretato il successo dei supereroi, e ne ha ricavato in cambio un modello per la propria immaginazione. Ancora oggi, quando sono in una riunione interminabile, ho a volte la fantasia di tappare la bocca a qualche noioso con un bavaglio di ragnatela "stile J.J. Jameson". Non posso credere che non sappiate quanti ultratrentenni e ultraquarantenni sono ancora oggi vostri lettori, io mi trovo spesso a scoprirlo tra colleghi e coetanei, con un senso di complicità buffo eppure spiegabilissimo. Credo anche che sappiate e capiate che è questo rapporto, qualitativamente diverso da quello che un normale consumatore ha con un fumetto, che vi sostiene.
Non sono gli undicenni il vosro pubblico chiave: un undicenne può apprezzare l’UR come i Pokemon o le Tartarughe Ninja o, se è una ragazza, le Winx, e cominciare o smettere di leggerli in qualsiasi momento. Per i motivi che spiegavo, un undicenne ha con il fumetto un rapporto secondario, che richiede una mediazione e un indirizzamento. Voi state puntando sui film come mediatori, e vi assicuro che sbagliate in pieno, non perché i film non siano efficaci o le vostre vendite non aumentino dopo un film. Ma perché la vera mediazione del personaggio con i ragazzi di oggi la facciamo noi. Siamo noi quarantenni che trasmettiamo ai ragazzi la passione per i fumetti, e in particolare quella per l’UR, siamo noi che li portiamo al cinema, che gli raccontiamo che cosa significasse l’UR per noi, che gli facciamo vedere i vecchi albi stropicciati e gli regaliamo le nostre collezioni frammentariamente sopravvissute a traslochi e divorzi.
 
Quindi, anche dal punto di vista commerciale, l’identificazione che dovete cercare e mantenere non è con il personaggio dei film. E’ con l’icona del nostro immaginario. Pensate di poterne fare a meno? Secondo me, sbagliate di grosso, commercialmente parlando: la forza del vostro brand non è l’identificazione con quello della casa madre, ma con quello che è nei nostri cuori. Ma il vostro errore è piu’ profondo di un semplice errore commerciale: voi state cercando di fare il restyling di un’icona, e questo non si può. Peggio: non è lecito, perché è nostra, e non vostra; lo dico con autoironia, come dicevo, e contemporaneamente con serietà.
 
Io non sono un ragazzino, sono un Partner di un’azienda di consulenza. Ma quello che vi deve essere chiaro è che io sono un fan dell’UR non nonostante ma proprio perché non sono un ragazzino. Posso smettere di comprare l’UR, mi spiacerà molto ma ho molte centinaia di albi tra cui pescare quando avrò nostalgia. Quello che non posso fare, e non farò, è seguirvi in questa scelta, anzi la contesterò con tutte le mie forze.

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