Neuroni specchio e possibilità d’azione

In un post precedente, ho suggerito di leggere qualcosa sui neuroni specchio, un’interessantissima scoperta di qualche anno fa (per inciso, è una scoperta italiana; a volte qualche ricercatore in questo malconcio paese riesce ancora a dare contributi pregevoli alla scienza, nonostante tutto).

Chi non avesse avuto voglia di approfondire (o di leggere il mio post, e in questo caso è più che scusato…), si accontenti di sapere che i neuroni specchio sono neuroni della corteccia motoria, che si attivano sia quando stiamo compiendo o per compiere un’azione, sia quando vediamo un’altra persona compiere la stessa azione. E’ un po’, insomma, come se comprendessimo cosa fanno gli altri anche replicando mentalmente i loro gesti.

Questa cosa non sembra poi così sorprendente, ma il punto centrale è che questi neuroni fanno parte della corteccia motoria, ossia di un’area che normalmente non era considerata contribuire ai processi cognitivi. Invece, evidentemente la corteccia motoria contribuisce alla comprensione e alla conoscenza.

Una recente ricerca dello stesso team, discussa su un blog della “galassia” scientificblogging, sembra mostrare che la reazione dei neuroni specchio cambi a seconda che l’azione osservata sia all’interno della portata fisica dell’osservatore o meno. La reazione sembra sensibile, oltre che alla distanza pura e semplice, anche alla presenza di un ostacolo, come una lastra trasparente, che impedisca all’osservatore di raggiungere l’area dell’azione.

A questo punto, si potrebbe ritenere che la pura comprensione di un evento sia un’astrazione. Piuttosto, sembra che la comprensione (e quindi la conoscenza) degli eventi sia sempre una comprensione relazionale , proprio come l’esistenza dei neuroni specchio suggeriva che la comprensione delle azioni sia sempre una comprensione intenzionale.

In altre parole, sarei condotto a credere che quando osserviamo qualcuno compiere un’azione (a differenza di quando osserviamo un qualsiasi evento in cui non è coinvolto un agente) non ci formiamo una comprensione “asettica” dell’evento (Mario afferra una forchetta), ma utilizziamo la nostra conoscenza di come intenzioni e movimenti sono collegati per ricostruire gli scopi dell’agente (comprensione intenzionale, Mario sta per prendere una forchettata di spaghetti), e inoltre collochiamo l’azione e la sua valenza intenzionale in rapporto con noi e la nostra capacità di agire (comprensione relazionale, Mario sta per prendere una forchettata di spaghetti ma io posso prenderla prima di lui ).

 

Ma la cosa notevole, ricordiamolo, è che questa forma di comprensione utilizza come “knowledge base” l’expertise cristallizzata nella corteccia motoria. Forse dovremmo ricordare questo approccio sia per i nostri modelli cognitivi che per i nostri manufatti informatici: in pratica, non è detto che ci sia una netta separazione tra conoscenza dichiarativa (o esplicita) e conoscenza procedurale (o implicita). Eppure questa è una distinzione “classica”, legata ovviamente a come la conoscenza è registrata nella nostra memoria a lungo termine.

Anche il nostro vecchio amico Cartesio rimarrebbe perplesso: i neuroni specchio fanno parte della res cogitans o della res extensa? Ma non prendiamocela con il povero Cartesio, già tanto e ingiustamente maltrattato: ha fatto tanto per noi che il meno che possiamo riconoscergli è il diritto a non avere pensato quattrocento anni fa le risposte per i problemi teorici di oggi; il che non vuol dire che il suo lavoro non sia stato e sia tuttora fondamentale… ma questa è un’altra storia.

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One thought on “Neuroni specchio e possibilità d’azione

  1. strano che ti sia messo a scrivere su questo argomento. io sto leggendo, una pagina per volta, hofstadter, e mi sono messa a rimuginare sugli isomorfismi. Se la nostra capacità cognitiva si basa sul riconoscimento di isomorfismi, e così è certamente, da dove prende i parametri se non dalle piste neurali già percorse? e le prime piste neurali sono motorie. Le prime e le maggiori come quantità. Io prendo la mia pista neurale motoria già viaggiata e la confronto, la confronto associata alle mie intenzioni nel percorrerla ed ai miei desideri per volerla ripercorrere. E la prendo certamente dalla corteccia motoria. A posteriori sembra lapalissiano. In quanto alla filosofia del passato, sconta l’obsolescenza della sofia su cui si basava. Anche questo non potrebbe essere diverso.
    Un argomento che si ramifica e si fa complesso e che al momento mi assorbe.
    Un passo successivo potrebbe essere riflettere su some la consapevolezza del sè sia principalmente motoria, su come la messa in stasi della motricità e del pensiero verbale (altro correlato motorio) produca le “esperienze di unità, e allora il cogito ergo sum torna dal piano cognitivo “astratto” a quello cognitivo “concreto” delle miofibrille, dei fusi neuromuscolari…

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