Qué viva Obama!

Come saprete, la nuova Amministrazione USA, tra le altre cose, ha emanato una serie di nuove regole sulla gestione della finanza, rafforzando la vigilanza e riducendo gli spazi per le operazioni "avventurose" che sono state, si dice, alla base della crisi in cui ci troviamo.
Nel corpus dei provvedimenti presi, è inclusa una restrizione normativa all'uso dei derivati di Borsa, che saranno oggetto di più stretta vigilanza.

Chapeau a Mr. Obama, che ha la saggezza (e il coraggio) di agire in base a un principio che a un Incompetente può apparire ovvio, ma che la quasi totalità degli economisti rifiuta(va?): l'economia capitalistico-liberista, in assenza di interventi "politici" conduce all'esasperazione delle differenze sociali e infine al disastro. Gli strumenti derivati (che a mio parere andrebbero semplicemente aboliti) sono un pericolosissimo amplificatore dell'instabilità, ma non bisogna illudersi, le cause della crisi sono strutturali e insite nel modello economico dominante. Ho già esposto parte dei motivi che mi fanno giungere a questa conclusione, ma è forse utile riepilogarli qui:

  1. La teoria economica neoclassica (che è di fatto alla base del modello economico dominante) prevede il principio della massimizzazione della produzione fintanto che essa genera un profitto marginale anche minimo, e conseguentemente una sua crescita esponenziale illimitata. La crescita è alimentata dal progresso tecnologico (oltre che eventualmente dalla crescita demografica), che supponiamo costante nel tempo.
  2. In effetti, è facile verificare che l'economia degli USA, il paese leader del capitalismo ha effettivamente seguito questo tipo di andamento.
  3. Il primo ovvio corollario di quanto sopra è che questo tipo di crescita è insostenibile, in quanto presuppone sia l'inesauribilità delle risorse (energia, materie prime, ecc.) che l'espandibilità illimitata del mercato (che, una volta raggiunti i limiti fisici del mercato globale planetario può essere fatto ulteriormente crescere solo con mezzi "artificiali", come quelli finanziari). Inoltre, ma questa è una mia valutazione, questo tipo di crescita tende ad accrescere le differenze di ricchezza e benessere.
  4. Peraltro, la teoria economica dominante non considera gli effetti dell'esaurimento di specifiche risorse, in quanto considera sostanzialmente intercambiabili ("sostituibili", in economese) tutti gli "input" del sistema. E' invece chiaro che molte risorse naturali non sono sostituibili. Anche questo è un chiaro difetto del modello, che è realistico solo in condizioni di abbondanza di risorse.
  5. Inoltre, il modello prevede che le scelte degli individui, e della società nel suo complesso, siano guidate esclusivamente dalla massimizzazione del profitto. Se io ho la possibilità di guadagnare un centesimo lavorando dieci ore, dovrei farlo (ipotizzo qui che non ci sia nessun altro lavoro disponibile). Se un'azienda può guadagnare un centesimo producendo un oggetto che costa dieci Euro (e la cui produzione distrugge risorse e produce rifiuti) dovrebbe farlo.
  6. A peggiorare le cose, c'è il principio, ben noto agli economisti, per cui la produttività marginale è decrescente: se il mio business è estrarre petrolio, userò prima i giacimenti più produttivi, e poi quelli a efficienza minore; se produco grano, coltiverò prima le terre migliori e poi quelle meno produttive; se fornisco servizi, impiegherò prima i lavoratori migliori e poi quelli meno produttivi. In tutti i casi, aumentare il consumo di capitale, lavoro e materie prime per aumentare la produzione oltre un certo limite riduce la produttività media.
  7. Infine, anche una volta che si sia aumentata la produzione (con costi complessivi crescenti), si deve tener conto che come ho già spiegato anche l'utilità marginale dei prodotti è decrescente. Questo vale sicuramente per gli individui (un frigorifero è utile, ma il terzo frigorifero lo è sicuramente meno), ma vale quindi anche per la società nel suo complesso.

Ritengo quindi chiaro e dimostrato che l'attuale modello economico ha le seguenti caratteristiche indesiderabili:

  • Ignora l'impraticabilità di una crescita esponenziale, che può essere sostenuta solo in specifiche fasi (di espansione) ma che alla lunga non può che sfociare in una crisi catastrofica;
  • Ignora il rischio di esaurimento delle risorse naturali rinnovabili e non rinnovabili (materie prime, fonti energetiche, ambiente) che considera di fatto intercambiabili tra loro e col capitale;
  • Misura il "benessere" con la quantità di produzione (macroeconomicamente, il PIL), ignorando che ogni incremento di produzione avviene con maggior dispendio di risorse e con minore utilità per la popolazione.

Uno dei paradossi che ne conseguono è che da un lato il sistema economico capitalistico provoca la globalizzazione dei mercati e dell'economia (per la famosa crescita esponenziale), dall'altro il modello capitalistico liberista non è adatto a un'economia matura e globale, mentre funziona bene per economie lontane dalle condizioni di saturazione (ossia in condizioni di risorse abbondanti e produttività marginale quasi costante).

A questo punto, è evidente che è indispensabile un modello economico alternativo, o meglio che integri in sé quello capitalistico come "limite per economie piccole". Come cercare un modello di questo tipo? Probabilmente, occorrerebbe partire dalle leggi che governano la produzione, e cercare condizioni di ottimizzazione alternative alla massimizzazione del profitto, ma non totalmente incompatibili con essa.

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