Utilità e produzione

Proseguendo nella mia sintesi del “boh” che rappresenta il mio pensiero in fatto di Economia, passerei a toccare un altro punto “fermo” della teoria economica che merita forse un commento; a questo scopo, esporrò brevemente qualche concetto che peraltro è assolutamente non originale e parte del normale “programma” dell’Economia neoclassica (ne ho già parlato in un altro post): si tratta di un concetto di Microeconomia, ossia la Funzione di Utilità relativa ad esempio a un particolare bene; abbiamo già visto che l’Utilità “marginale” (ossia quella della singola “unità” addizionale del bene) è decrescente in funzione della quantità di quel bene di cui l’individuo dispone, e che quindi segue un andamento simile a quello della figura che riproduco qui:

A questo punto, è importante osservare che questa curva decrescente non solo ha un valore generale per qualsiasi bene/merce, secondo il principio delle utilità decrescenti, ma che riflette una realtà più generale, e che nella teoria economica è ripecchiato anche nella legge dei rendimenti decrescenti, che riguarda la produzione, e che vincola la crescita. In altre parole:

  • Superato un certo limite, la produzione di qualsiasi bene (e quindi anche la produzione complessiva, aggiungerei io) perde efficienza, e ulteriori incrementi di produzione possono essere ottenuti solo a costo di una riduzione della produttività;
  • Inoltre, una maggior produzione di un bene comporta anche una riduzione dell’utilità del bene stesso.

Tutto questo è nella sostanza indipendente dal modello economico che si adotta: è piuttosto una caratteristica intrinseca della produzione e del consumo, ed è quasi un assioma, che mi sembra assolutamente condivisibile. Peraltro, l’Economia neoclassica (cui in generale faccio riferimento come a quella “dominante”) tiene conto di questi fenomeni all’interno dei propri modelli.

Quello che invece è a mio parere discutibilissimo è un ulteriore principio, che contribuisce in modo decisivo a determinare il modello economico vigente: il principio di non sazietà. In termini elementari, il principio di non sazietà dice che l’utilità marginale di un bene è sempre positiva: anche se io possiedo centocinquanta paia di scarpe, me ne sarà comunque utile un centocinquantunesimo. Di conseguenza, io come consumatore razionale sarò spinto a spendere tutto il mio reddito disponibile (e anzi, sotto certe condizioni, a indebitarmi) per acquistare beni, visto che la loro utilità non si azzera mai.

Anche questo principio ha un suo “pendant” a livello più globale: un’impresa produrrà la massima quantità di un bene che le consenta di venderlo ottenendo ancora un profitto, e, concludo io, una comunità dedicherà i propri sforzi a massimizzare la produzione e il consumo di beni, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione: potrà variare la composizione dei beni (il cosiddetto “paniere ottimale”), ma gli obiettivi che derivano da questa impostazione economica sono:

  • Per gli individui, la massimizzazione del possesso di beni e della spesa;
  • Per le imprese, la massimizzazione del profitto, e quindi della produzione finché profittevole;
  • Per le comunità, la massimizzazione della produzione e dello sfruttamento delle risorse produttive.

Come ho anticipato, ritengo che queste conclusioni non siano necessariamente corrette e che non rispondano in modo soddisfacente allo scopo dell’Economia quale l’ho delineato nel post precedente. I loro effetti macroeconomici dipendono peraltro, oltre che dal principio di non sazietà, anche da una formulazione discutibile della funzione di produzione, di cui parleremo in un prossimo post.

Rimane tuttavia aperta una questione: se non condividiamo (in parte) i principi della teoria economica neoclassica, quali sono le alternative? E perché il capitalismo funzionerebbe così “bene” se non fosse basato su principi corretti?

Il prossimo post cercherà di rispondere a queste domande.

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One thought on “Utilità e produzione

  1. Siamo sazi. Su questo non ci piove. A Bologna la sazietà è palpabile. E i giovani cominciano a soffrirne. Ogni giorno che passa siamo più sazi e ogni giorno che passa diventa più difficile farci venire appetito. baci

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