Quando i giornalisti fanno Oh! – Chi ha visto le Onde Gravitazionali?

Stamattina, leggendo Corriere.it, ho fatto un salto sulla seggiola (metaforicamente parlando: gesti atletici di questa fatta sono al di là della mia portata): un articolo annunciava che era stato osservato il “fondo cosmico” di onde gravitazionali derivanti dal Big Bang. Una scoperta colossale: si tratterebbe contemporaneamente della prima osservazione di Onde Gravitazionali nella storia, e della prima osservazione di un fenomeno fisico che risale al momento stesso del Big Bang; una specie di “sacro Graal” della Fisica. Alleluja! L’articolo, peraltro, era anche ben scritto, rispetto ad altri che capita di leggere sui quotidiani online, di solito, ahimè, tutt’altro che modelli di scrittura; ed era anche accompagnato da una esauriente descrizione di come funzionano le "antenne" per la rilevazione delle onde gravitazionali, e da dichiarazioni di alcuni scienziati italiani coinvolti nella ricerca (uno dei rivelatori utilizzati è appunto in Italia, vicino Pisa).

Per saperne di più, comincio a cercare altri articoli in rete… e non trovo il clamore che mi sarei aspettato. Alla fine, sul sito di Nature (la fonte citata dal Corriere) trovo questo articolo che annuncia esattamente il contrario: un’analisi accurata dei dati disponibili indica che… le onde gravitazionali non sono state viste!

A questo punto, uno si chiede: come fa a succedere un equivoco simile? Ragionandoci su, si arriva a una risposta che, credo, è illuminante e merita di essere condivisa.

Cominciamo innanzitutto a spiegare brevemente di cosa stiamo parlando da un punto di vista scientifico. Le Onde Gravitazionali sono un fenomeno previsto dalla teoria della Relatività Generale di Einstein: proprio come “agitando” delle cariche elettriche è possibile generare onde elettromagnetiche, “agitazioni” di oggetti dotati di massa dovrebbero produrre onde gravitazionali, ossia “increspature” nella struttura dello spazio-tempo, la cui forma, secondo Einstein, è modellata appunto dalla distribuzione dei corpi dotati di massa. La teoria, generalmente parlando, è così ben avvalorata dai fatti che tutti sono convinti che le onde gravitazionali debbano esistere.
Il problema è che le onde gravitazionali sono debolissime, e quindi difficilissime da osservare. Solo “agitazioni” colossali sono in grado di generare onde di dimensioni tali da poter essere osservate con i mezzi realisticamente a nostra disposizione, ed è per questo che gli scienziati che lavorano in questo settore attendono come la manna che si verifichi l’esplosione di una grande stella (una cosiddetta supernova) abbastanza vicino da poter rilevare il flusso di onde gravitazionali che ne sarebbe prodotto. Tuttavia, è chiaro che l’evento cosmico più colossale che si possa immaginare è il Big Bang, e quindi gli stessi scienziati stanno contemporaneamente cercando di osservare le onde gravitazionali residue che dovrebbero rappresentare una specie di debolissima eco del “bang” primigenio, una versione gravitazionale della “radiazione di fondo” elettromagnetica, ma ancora più antica.

Fatte le debite proporzioni, è un po’ come se oggi cercassimo di rilevare le onde sismiche residue di un terremoto di centomila anni fa. Dall’ampiezza e dal tipo di onde che dovessimo rilevare, potremmo ricavare delle informazioni sul terremoto, e sul modo in cui le onde sismiche si sono propagate nel terreno circostante. Sarebbero informazioni molto indirette, ma in mancanza di meglio…

Ecco perché i Fisici si sono messi a studiare i dati raccolti da diversi rilevatori in USA ed Europa, e sono giunti alla conclusione che se questa “radiazione gravitazionale di fondo” esiste, è troppo debole per essere osservata con i nostri attuali strumenti. Un buco nell’acqua, direte voi?
Non proprio: nella scienza non vedere qualcosa è comunque un’informazione. Se le Onde Gravitazionali derivanti dal Big Bang sono troppo deboli per essere viste, vuol dire comunque qualcosa; per tornare alla nostra similitudine, non riuscire a rilevare le onde sismiche dell’ipotetico terremoto di centomila anni fa potrebbe voler dire che esso non è stato più forte di un tot, oppure che all’epoca la crosta terrestre era composta di un materiale che assorbiva le onde sismiche. In realtà, se condotti correttamente, in Fisica non esistono esperimenti falliti: non riuscire a osservare qualcosa fornisce comunque informazioni utili a comprendere il fenomeno che si sta studiando.

Ecco quindi in conclusione cosa credo sia alla base del clamoroso errore del Corriere: gli scienziati hanno pubblicato la loro analisi, affermando che il loro studio sulle Onde Gravitazionali del Big Bang fornisce importanti informazioni sui primissimi istanti di vita dell’Universo. Per il redattore del Corriere, evidentemente, l’idea che una mancata osservazione possa produrre un incremento di conoscenza era inconcepibile, e quindi ha in buona fede interpretato la notizia al contrario, annunciando un’osservazione effettiva, e cambiando così la storia della scienza… Un episodio da studiare per le scienze cognitive?

2 pensieri su “Quando i giornalisti fanno Oh! – Chi ha visto le Onde Gravitazionali?

  1. Per inciso, l’articolo è stato leggermente modificato (ad esempio, il titolo non è più “Ascoltato” il boato del Big Bang, ma “Ascoltare”…
    Purtroppo, contiene ancora qualche sciocchezza, probabilmente per ragioni “commerciali” 😦

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...