Cominciamo a tirare le somme

Nei precedenti post di argomento economico (ormai quasi dispersi nel passato remoto, lo so… sono di una discontinuità insopportabile), ho evidenziato come il modello capitalistico liberista dell'economia si fondi su un impianto teorico che presenta le seguenti caratteristiche:
 
 
1)    Tanto le imprese quanto i singoli individui nel loro operato massimizzano un unico parametro (rispettivamente il profitto e l’utilità), impiegando a questo fine le risorse di cui dispongono. Le imprese impiegano risorse produttive (materie prime, capitale, manodopera); gli individui (consumatori) impiegano denaro.
2)    Tanto per le imprese quanto per i singoli individui, vale un principio di “non sazietà”: per le imprese, esso implica che un’impresa non rinuncerà a nessun profitto, per piccolo che sia e per quanta immobilizzazione di capitale comporti produrlo. Per gli individui, esso implica che un individuo non rinuncerà a comprare beni, per quanto piccola sia l’utilità che può ricavarne.
3)    Tanto per le imprese quanto per i singoli individui, vale un principio di efficienza decrescente nell’impiego delle risorse (il principio dei rendimenti decrescenti per le imprese, il principio di utilità decrescente per gli individui).
4)    Nella produzione, si presume che tutti i fattori produttivi siano sostituibili. In altre parole, si assume che la carenza di una materia prima possa essere compensata dall’utilizzo di un’altra, o di capitale, o di forza lavoro, e viceversa.
5)    Non esiste limite alla crescita, se non quello derivante dalla disponibilità di capitale e lavoro. Le materie prime sono considerate illimitate e così pure la disponibilità di risorse ambientali.
6)    Non esiste motivazione per “risparmiare”. L’incertezza della disponibilità di beni e risorse future non è presa in considerazione come motivazione per l’azione nel presente. La massimizzazione del punto 1) è effettuata a livello di singolo agente economico, e nel presente. È vero che esistono componenti della teoria economica che tengono conto della propensione al risparmio, ma in realtà in un modello strettamente espansivo risparmiare non fa altro che ridurre la crescita; anzi, semmai gli individui sono indotti a indebitarsi per aumentare il loro livello di consumi.
 
 
Sotto queste condizioni “assiomatiche” e preliminari, il capitalismo basato sul libero mercato è l’organizzazione economica più efficiente. Ma, come dicevo nel post da cui abbiamo ripreso il percorso di analisi, un modello economico non può autogiustificarsi; esso deve invece trovare la sua giustificazione nei due criteri che abbiamo indicato:
 
a)    assumere come parametri da ottimizzare quelli corrispondenti ai “valori condivisi” della comunità;
b)    raggiungere il massimo livello di efficienza nell’ottimizzazione a livello globale di questi parametri, tenendo conto dei vincoli reali del sistema economico, e in particolare della scarsità di risorse.
 
Nei prossimi post proporrò le mie considerazioni su quanto il modello liberista soddisfi queste condizioni.

Un pensiero su “Cominciamo a tirare le somme

  1.  la settimana scorsa natalia ha battibeccato con uno dei miei specializzandi sull’argomento risorse illimitate o no. il giovane malconsigliato sosteneva addirittura che non si potevano ritenere "limitate" le risorse destinabili alla sanità.  lo avevo nettamente sopravvalutato, un po’ perché è molto diligente è un po’ ,  forse, e me ne vergogno, perché è piuttosto bello. Ma era per dire che l’irrealistica opinione è ancora diffusa.

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