Continuiamo a tirare le somme…

Premessa: ricordo che questo è il blog dell'Incompetente. Se leggete i miei post, tenete presente che con tutta probabilità sono approssimativi, lacunosi, o semplicemente errati. Sarei molto lieto se qualche esperto (di economia, in questo caso) avesse la buona volontà di aiutarmi a correggere i miei inevitabili strafalcioni.
 

 
Come abbiamo visto nel post precedente, il modello capitalistico-liberista (modello c-l, d’ora in avanti) massimizza da un lato la produzione, intesa come fonte di profitto per le imprese, e dall’altro i consumi, intesi come fonte di acquisizione di beni di utilità. Mi ero riproposto di presentare alcune considerazioni su quanto questi meccanismi di “ottimizzazione” che sono alla base del modello siano "accettabili", confrontandoli con i criteri di conformità agli scopi fondanti dell’economia che ho enunciato. Cominciamo in questo post a considerare se i parametri ottimizzati in un’economia basata sul modello c-l corrispondano ai valori e alle priorità (con un’altra parola, ancor più temibile, potrei dire i bisogni) di una comunità in un dato contesto storico-sociale, ad esempio una società occidentale contemporanea.
 
 
È evidente che per la valutazione di questo criterio non si può ricorrere ad argomentazioni puramente oggettive, ma questo non vuol dire che si tratti di un criterio “vuoto” o arbitrario. Le priorità, i bisogni, esistono, anche se non saremo mai unanimi nell’elencarli, e, se ora esporrò alcuni motivi per cui ritengo che i parametri ottimizzati dal modello c-l non corrispondano in generale alle priorità e ai valori che soggettivamente considero prevalenti, non credo di fare un esercizio vano o egocentrico. È ovviamente mio onere argomentare le mie opinioni soggettive in modo sufficientemente persuasivo e “scientifico” da giustificare la speranza che possano essere più ampiamente condivisi.
 
 
In particolare, ritengo che il modello c-l trascuri:
  • Per le imprese, l’opportunità di costituire riserve patrimoniali, mantenere una ragionevole liquidità, e in generale di limitare la crescita in quanto essa comporta in genere un aumento del rischio associato a possibili crisi economiche. Se un’azienda dispone oggi di un capitale di un milione di Euro che, se investito nella produzione, può condurre a un profitto immediato di un Euro, secondo il modello c-l dovrebbe investirlo. Ma è verosimile, nel mondo reale in cui non esiste crescita che non sia minacciata da possibili crisi, che investire fino all’ultimo cent nella produzione renda maggiormente “rigida” l’impresa e quindi più vulnerabile. Inoltre, come sappiamo, più si produce e minore è la produttività media, e lavorare con una produttività media più bassa è un altro fattore di fragilità per un’azienda.
  • Per gli individui, quella che potrei definire l’utilità differita dei beni posseduti, che rappresenta a tutti gli effetti un bene sostitutivo rispetto a quelli potenzialmente da acquistare. Per chiarire meglio questo punto, è opportuno fare una precisazione e qualche esempio.
 
La precisazione è relativa al fatto che normalmente si fa riferimento al denaro come al mezzo con cui un individuo acquista dei beni. Per procurarsi denaro, egli dovrà lavorare, ossia scambiare il suo tempo con il denaro che gli occorre; vale la pena di osservare che nel modello c-l per un individuo sarà sempre conveniente scambiare tempo con denaro (ossia lavorare) in quanto il tempo non gli permette di ottenere alcuna utilità, mentre col denaro può comprare beni utili. Tuttavia, mi sembra chiaro che questo approccio è errato, e quindi, anche per altre ragioni che diventeranno chiare più avanti, ritengo che sia meglio dire che un individuo compra beni con il suo tempo. Eliminiamo quindi il denaro dalla prospettiva economica dei singoli e diciamo che gli individui scambiano tempo con beni.
 
 
Ora, passiamo a qualche esemplificazione. Supponiamo che io compri una mela e la mangi: ne ricavo ovviamente un’utilità immediata. L’aver comprato una mela ha come effetto una minore utilità dell’acquisto di un’altra mela o di un bene sostitutivo (ossia in questo caso di un altro alimento), in quanto ho meno fame di prima, ma resta il fatto che, se voglio aumentare la mia utilità, devo comprare altri beni. Lo stesso vale per l’acquisto di un bene durevole: se compro un paio di scarpe, queste dureranno un certo tempo, ma non incrementeranno mai la loro utilità, e io sarò comunque indotto a comprare altri beni. Inoltre, usare le scarpe non richiede tempo, e non mi impedisce quindi di scambiare altro mio tempo con altre merci.
 
 
Esistono tuttavia dei beni la cui utilità può crescere nel tempo, se dedico del tempo a usarli. Un esempio tipico è un libro, o un CD musicale: se compro un CD, la sua utilità cresce nel tempo man mano che lo ascolto. Ma devo dedicare tempo ad ascoltarlo, e questo è tempo che, generalmente parlando, non può essere usato per lavorare, ossia non può essere scambiato con altri beni. Ecco quindi che un CD non solo è un bene durevole, come un paio di scarpe, ma è un bene che accresce la sua utilità nel tempo, a patto che io “spenda” tempo usandolo. Un altro esempio, molto diverso ma analogo negli effetti, è il mio abbonamento flat per l’accesso a Internet: pago X Euro al mese, e l’utilità dell’abbonamento è ovviamente proporzionale al tempo che trascorro (per svago, o per informarmi, ecc.) su Internet; e anche questo tempo è indisponibile per essere scambiato con altri beni.
 
 
Quindi, se consideriamo il tempo come la vera “valuta di scambio” per gli individui, esistono beni, sostitutivi di quelli “commerciali”, che producono utilità senza generare profitti per le imprese, in quanto consistono nell’utilizzo di beni durevoli già acquistati in passato (oppure, dico en passant, nella fruizione di beni totalmente gratuiti, come visitare parchi pubblici, assistere a spettacoli gratuiti, passare il tempo con familiari o amici, ecc.). In quel poco che ho letto di microeconomia, mi pare che questo aspetto sia trascurato, e non mi sembra che il modello c-l ne tenga alcun conto, mentre è evidente che è interesse prioritario per un consumatore massimizzare l’utilità dei beni che ha acquistato, prima ancora di acquistarne altri, ed è interesse della comunità che non vengano sprecate risorse nella produzione di beni che possono essere sostituiti da una fruizione ottimizzata di beni durevoli.
 
 
Dalle considerazioni riportate sopra, concluderei che il modello c-l, i cui criteri di ottimizzazione tendono a massimizzare il profitto per le imprese e l’utilità tramite l’acquisto di beni per gli individui, facendo ciò non risponde in generale all’effettivo interesse delle une e degli altri, né della comunità nel suo complesso, anche adottando una visione piuttosto materialista e prosaica di questi interessi. Nel prossimo post vedremo alcune osservazioni dirette invece all’efficacia del modello c-l nell’ottimizzare appunto i parametri che adotta come obiettivo, per criticabili che siano.
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3 thoughts on “Continuiamo a tirare le somme…

  1.  Interessante, ma:
    – il tempo e il denaro non possono essere considerati interscambiabili, in quanto il primo non è cumulabile, mentre il secondo si; l’equivalenza è azzardata e rende potenzialmente deboli i ragionamenti futuri;
    – l’affermazione che "è evidente che è interesse prioritario per un consumatore.massimizzare l’utilità dei beni che ha acquistato…. è interesse della comunità che non vengano sprecate risorse che non vengono sprecate risorse etc." sembra più una assunzione che una argomentazione, e sembra distante dai comportamenti realmente osservabili.

  2. Per i ragionamenti futuri, dovremo stare a vedere quanto possano essere fondati. Il fatto che il tempo non sia cumulabile significa che è necessario convertirlo "on the fly" in una grandezza dotata di valore. Se io considero, come scrivo, di considerarne la conversione diretta in utilità come alternativa alla conversione nella grandezza intermedia cumulabile che è il denaro, per definizione non perdo valore, dal momento che il denaro dovrà poi essere a sua volta convertito in utilità.
    L’altra affermazione richiede in effetti un’elaborazione; anche qui dovremo vedere se persuasiva.

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