Il cervello olografico

Dopo la digressione del post precedente, torniamo al nostro tour olografico. Avevamo parlato di alcune applicazioni in Fisica del cosiddetto Principio Olografico, interpretato in versione più o meno “forte”. Ma la Fisica non è l’unica scienza ad aver tratto ispirazione da, o meglio ad aver tentato di incorporare nei suoi modelli, i concetti base dell’olografia.
 
 
Tra questi, alcuni studiosi di neuroscienze hanno prescelto quello di olonomia, che inteso genericamente (esistono diverse accezioni specialistiche di questo termine, a partire dalla topologia, ma qui prendetelo nel senso che sto per spiegare) sta a indicare la proprietà per cui ogni parte dell’ologramma contiene informazioni sull’intera figura da rappresentare, e viceversa ogni parte della figura tridimensionale è rispecchiata nella totalità dell’ologramma. Questa proprietà fa sì che l’intera figura originale sia ricostruibile, sia pure con una qualità d’immagine degradata, anche da porzioni limitate dell’ologramma, a differenza di quanto accadrebbe se ci fosse una corrispondenza diretta tra parti dell’ologramma e parti della figura tridimensionale originale.
Questa specie di “robustezza” dell’ologramma ha interessato alcuni ricercatori che cercavano una spiegazione delle capacità del nostro cervello. In particolare, secondo Karl Pribram, che parla di una teoria del Cervello Olonomico, alcune capacità mnemoniche e percettive sembrano poter essere spiegate da una forma di “elaborazione e memorizzazione distribuita” basata su algoritmi simili alle Trasformate di Fourier. Una discussione dettagliata di questa idea è fuori degli scopi di questo post e temo anche di questo blog (potete trovarne un interessante resoconto qui). Per quanto questo tema abbia suscitato l’interesse anche di un fisico “eterodosso” come David Bohm, che collaborò con Pribram, non è su questo che vorrei focalizzare questo excursus e peraltro il loro approccio si trasforma abbastanza rapidamente in un trampolino verso tesi New-Age che sono lontane dai miei interessi.
Mi riservo semmai qualche futura riflessione sul perché la Trasformata di Fourier abbia le proprietà sopra citate di “robustezza” e “olonomia”.
 
Quello da cui vorrei invece prendere più direttamente spunto è una proposta che temo sia poco accreditata (quando si legge una frase come “ho pubblicato nel 1968 una comunicazione su questo argomento alla rivista Nature e “ho sottoposto questo materiale a Science e a Nature, ma non l’hanno pubblicato”, viene da ritenere che la comunità scientifica non abbia esattamente fatto a cazzotti per il privilegio di approfondire le idee dell’Autore), ma chi è un Incompetente per giudicare l’autorevolezza delle idee altrui?
 
Dicevo, quindi: ho il piacere di invitarvi a fare la conoscenza di un certo Dr. Peter Chopping, che secondo una nota biografica di Amazon è stato un oncologo, già capitano nell’Esercito Britannico durante la II Guerra Mondiale, in cui fu fatto prigioniero dai Giapponesi e gestì una radio clandestina per tre anni. Tutto questo, effettivamente, non depone a favore del suo prestigio accademico… Comunque, dicevo, Chopping ha scritto un libro dal titolo Holographic Brain, di cui trovate ampi stralci sul suo sito, e nel quale Chopping tra l’altro propone la visione proposte nell’immagine qui sotto del rapporto tra corteccia sensoriale (che ha una corrispondenza “diretta” con gli stimoli sensoriali e quindi è “non-olografica”) e corteccia “superiore” nella quale l’organizzazione delle informazioni sarebbe “olografica”, nel senso lato che ho accennato prima.
 
Questo tipo di modello è peraltro simile a quelli in uso nelle reti neurali impiegate nei software di Intelligenza Artificiale, e quindi sarei forse potuto arrivare a questo stesso tema senza fare il “giro” dagli ologrammi, ma mi piace di più così. Il modello base di una rete neurale (input-elaborazione-output) è riportato nell’immagine qui sotto, tratta dalla relativa voce di Wikipedia.
 
 
Per ora mi fermo qui, ma non temete (sic), il prossimo post è già quasi pronto, e chiudo questo solo per ragioni di leggibilità.

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