Dal Principio Olografico alla Psicoanalisi?

Proseguendo dal post precedente, siamo giunti alla conclusione che mentre nel caso della Fisica il processo di "costruzione emergente" è guidato dalla necessità di "convergere" verso i modelli già consolidati delle teorie fisiche esistenti, che sono estremamente accurate ai loro rispettivi livelli di descrizione, per la Psicologia non sono disponibili (a mio parere, ovviamente) dei riferimenti altrettanto univoci e rigorosi.

Proviamo quindi, a titolo esplorativo, a proseguire con l'analogia con il caso della Fisica e a vedere se ne deriva qualche possibile suggerimento.
Partiamo dall'operazione di definizione dello spazio fisico come entità "emergente": da questa operazione deriva lo spazio fisico che:

  1. costituisce lo sfondo, o se vogliamo il "contenitore" di tutti i processi fisici osservabili;
  2. è uno spazio "dinamico", nel senso che esso stesso è influenzato dalla dinamica dei fenomeni fisici (anche in quanto è definito a partire da entità fondamentali dinamiche); non è semplicemente una cornice inerte;
  3. ha proprietà specifiche, come l' "olografia".

Le proprietà 2 e 3 dello spazio fisico hanno poca importanza per il livello che descrive la dinamica di base: nei fenomeni "microscopici" le caratteristiche dello spazio "al contorno" hanno in genere poca rilevanza rispetto alle interazioni dirette tra gli oggetti osservati.
Viceversa, esse sono importantissime al livello di Grande Scala, tanto che di fatto la teoria della Relatività Generale, che descrive i fenomeni su scala cosmologica, ha una natura essenzialmente geometrica. E, peraltro, abbiamo già visto quale importanza possa avere il Principio Olografico per i problemi cosmologici aperti.

Potrebbe quindi essere ragionevole cercare di utilizzare l'analogia con il processo di "costruzione" dello spazio fisico per ottenere qualche indicazione su come potrebbe essere una teoria psicologica di Grande Scala. Riprendiamo le caratteristiche che abbiamo osservato per lo spazio fisico, e proviamo ad attribuirle a uno "spazio psicologico". Quest'ultimo dovrebbe:

  1. costituire il naturale "contenitore" dei processi mentali osservabili;
  2. essere dinamico, attivo: dovrebbe essere in grado di interagire con i processi mentali e non essere un semplice sfondo inerte e immutabile;
  3. avere forse proprietà "strutturali" rilevanti ai fini della dinamica dei processi psicologici, e sarebbe interessante cercare per esso un analogo del Principio Olografico.

A quest'ultimo proposito, può essere interessante tener presente che abbiamo parlato di processi osservabili, proprio perché lo "spazio psicologico" che vogliamo costruire, proprio come quello fisico, non esiste per necessità, ma solo per riflettere una nostra modalità cognitiva di "osservare" i fenomeni psicologici. Di conseguenza, lo "spazio" di cui parliamo è direttamente collegato al modo in cui noi percepiamo i processi mentali nostri e altrui: in altre parole, alla nostra mente conscia.

Quindi, viene abbastanza naturale provare a "tradurre" il Principio Olografico in termini psicologici: se infatti schematizziamo il Principio Olografico in termini generali, come nella figura seguente,
olografia in genere
ci si può chiedere: esiste un modello psicologico nel quale si riproduce una struttura analoga a questa, all'interno di uno "Spazio Psicologico" che permetta l'osservazione introspettiva e abbia le proprietà di cui abbiamo parlato in precedenza?

Sarebbe suggestivo darsi una risposta positiva, facendo riferimento al modello della psicoanalisi (o della psicologia analitica, se utilizziamo la versione junghiana, che come vedremo nel prossimo post è forse più adeguata ai nostri scopi), dovuto a Freud e Jung.

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