Elogio dell’Egoismo – 1: Nessun uomo è un’isola

 
A partire da questo post (e per non troppi altri, prometto), pubblicherò un divertissement che ho scritto tempo fa, riducendolo a dimensioni sopportabili (mi rendo conto del rischio che il divertimento sia solo mio…). Potrebbe essere intitolato Elogio dell’Egoismo.

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In questa breve trattazione si vuole provare ad affrontare un problema di grande importanza e complessità: l’essere umano, per sua natura, ha interesse per la sorte dei suoi simili? E, forse più importante, dovrebbe averne? Dobbiamo esecrare coloro che conducono una vita di totale egoismo, infischiandosene felicemente di ciò che accade al loro prossimo, o guardare con occhio sospettoso, se non apertamente allarmato, a coloro che consacrano la loro esistenza agli alti ideali dell’altruismo e della filantropia? In altre parole, come dobbiamo considerare il sincero interesse che molti di noi hanno per il benessere altrui, e quanto dobbiamo auspicare che sia intenso e diffuso?
 
Orbene, volendo dare una rappresentazione matematica di questa caratteristica fondamentale della vita sociale, individuiamo le grandezze in gioco nel più semplice modo possibile: definiamo cioè una prima grandezza I che rappresenta l’impatto complessivo (psicologico, materiale, ecc.) avvertito da una persona a seguito del verificarsi di una certa situazione. Dato quindi un evento e ed una persona p, definiremo I(e,p) come l’impatto dell’evento e sulla persona p. Assumiamo come evidente il fatto che l’impatto può essere positivo o negativo, con in corrispondenza I > 0 o I < 0, e che uno stesso evento non ha lo stesso impatto su tutte le persone: in generale, I(e,p) <> I(e,p’).

In effetti, nella maggioranza dei casi, esiste un insieme ridotto di persone direttamente influenzate da un evento dato, mentre tutte le altre ne risentono in modo indiretto: se io prendo l’influenza, mio zio che vive a Torino non ne risente alcun effetto diretto, e semmai, se gliene parlo nel corso di una telefonata, potrà blandamente rammaricarsi del mio stato di indisposizione. In termini matematici, si può dire che, se p1 è la persona direttamente interessata dall’evento e p2 è una persona estranea all’evento,

I(e,p2) = F(I(e,p1))

dove F è la funzione che esprime l’interesse della persona p2 per i casi della persona p1 (nell’esempio precedente, di mio zio per me). Se accettiamo l’ipotesi semplificativa che l’interesse di p2 per p1 sia sostanzialmente uniforme per i vari tipi di evento che si possono verificare, possiamo definire la funzione di simpatia S come:

S(p2,p1) = I(e,p2)/I(e,p1) per un qualunque e.
 
S esprime il grado di partecipazione di p2 agli avvenimenti della vita di p1, ed è l’oggetto di questo studio; in effetti, useremo la funzione S come l’elemento fondamentale che consente di raffigurare le relazioni tra le persone. A partire dalla sua definizione e da considerazioni sulle caratteristiche degli esseri umani e della loro vita sociale, cercheremo di trarre delle conclusioni sulla possibile forma analitica della funzione S e sulla sua relazione con le tipologie psicologiche riscontrabili nella società.
Innanzitutto, per quanto detto in precedenza, possiamo considerare valide le seguenti classificazioni:

  • p1 è "simpatico" a p2: S(p2,p1) > 0
  • p1 è "antipatico" a p2: S(p2,p1) < 0

queste relazioni derivano dal fatto che se S > 0, l’impatto di un evento ha lo stesso segno per p1 e p2, se invece S < 0, l’impatto è di segno opposto; le persone p1 per cui S(p2,p1) < 0 sono, per chiarezza, quelle per le cui disgrazie p2 si rallegra e per i cui successi si rammarica.
 
E’ evidente che l’affermazione che tutti noi siamo in relazione con il nostro prossimo si traduce nel fatto che, per ciascuno di noi, S(p) <> 0 per un significativo insieme di p.
Per chiudere questo post, desideriamo porre in evidenza una conseguenza immediata della definizione di S:

S(p,p) = I(e,p)/I(e,p) = 1 per qualsiasi p. In altre parole, per tutti noi la funzione di simpatia ha un valore fissato pari a uno per la "simpatia" nei confronti di noi stessi. Questo risultato è estremamente importante e verrà usato spesso nel seguito.

4 pensieri su “Elogio dell’Egoismo – 1: Nessun uomo è un’isola

  1. Essendo la funzione F arbitraria, e non essendo possibile né dalla teoria né dalla osservazione ipotizzare che la distribuzione dei valori della funzione F sia omogenea o a somma nulla, ritengo che lo sviluppo seguente sia una esercitazione condotta su un caso "banale"?

  2. @Anon: intendi omogeneo rispetto agli eventi e? Volendo, si potrebbe considerare S(p) come una media di I(e,p) su una "popolazione rappresentativa" di eventi. Ma questo scritto come anticipavo è un gioco e non ha pretese di rigore assoluto.

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