Elogio dell’Egoismo – 3: Ti Amo più di Me Stesso

Frequentemente ci capita di cercare di convincere gli altri, e talvolta persino noi stessi, che il benessere e la felicità di qualcuno ci stanno più a cuore persino dei nostri. In effetti la letteratura e la retorica ufficiale dei sentimenti pullulano, ad esempio, di coppie di amanti indissolubilmente vincolati da legami amorosi tali da spingerli, se necessario, sino all’estremo sacrificio (di solito, per fortuna, non c’è  niente di vero). Quale attendibilità si può attribuire a questo tipo di modello dei rapporti sentimentali?
Senza voler necessariamente svilire il fascino dei sentimenti forti, è necessario osservare che, sulla base dei risultati del capitolo precedente, si può immediatamente riconoscere che:
-1 <= S(p) <= 1
ovvero di nessuno ci importa più che di noi stessi. Infatti, supponiamo per assurdo che le persone p1 e p2 fossero legate da una relazione reciproca così stretta e profonda che fosse S(p1,p2) = S(p2,p1) > 1 (definiamo una tale ipotetica coppia una coppia eccessiva).
E’ facile mostrare che questa situazione è impossibile, o quanto meno incompatibile con la sopravvivenza delle persone in questione. Infatti, al primo verificarsi di un evento e che interessi direttamente, ad esempio, p1, si produrrebbe un impatto I(e,p1), piccolo quanto si vuole. A seguito di questo impatto, p2 risentirebbe un effetto I(e,p2) = S(p2,p1) * I(e,p1) > I(e,p1). Questo evento innescherebbe un impatto di feedback in p1 che sarebbe superiore a quello dell’evento originale! Le due persone, che possiamo immaginare l’una accanto all’altra, continuerebbero a provocare l’una nell’altra emozioni sempre più violente, in un circolo vizioso che non potrebbe che vederli abbracciati soccombere alla forza del loro amore.
Ora, non è difficile constatare che, per fortuna, le coppie eccessive che patiscono una sorte così pura sebbene un tantino grottesca, seppure esistono, sono una sparuta minoranza, che ci permetteremo di tralasciare.
Questo lascia tuttavia la porta aperta alla possibilità ideale S(p2,p1) = S(p1,p2) = 1, che, almeno all’apparenza, si osserva effettivamente in natura. Questa configurazione, che potremmo definire della coppia simbiotica, comporta, come è evidente, una totale immedesimazione dei due soggetti. Essi provano le stesse sensazioni, hanno gli stessi gusti, si specchiano uno nell’altro traendo perpetuo alimento l’uno dalla consonanza dell’altro. A tutti i fini sociali, devono essere considerati una sola persona, in quanto ogni azione intrapresa nei confronti di uno di essi avrà esattamente gli stessi effetti sull’altro; è altresì evidente che nessuna persona può avere un rapporto simbiotico con più persone diverse, in quanto non è possibile provare simultaneamente con uguale intensità gli effetti delle vicende di due persone diverse.
Le coppie simbiotiche, allo scopo di evitare traumi, fanno tutto il possibile per non separarsi in nessuna occasione e, anche se la loro compagnia non è delle più ricercate, rappresentano spesso un esempio di convivenza ai limiti dell’umano, costituendo quasi un organismo a parte. Il punto debole della coppia simbiotica sta proprio nella forza del suo legame: una fase negativa che si prolunghi oltre un certo limite può innescare una risonanza di malessere che si trasmette senza soluzione di continuità dall’uno all’altro dei componenti la coppia, autoalimentandosi attraverso la propagazione "da simpatia".
In questi casi, si rischia l’autodistruzione, oppure, qualora le violente oscillazioni cui la coppia è soggetta portino accidentalmente fuori fase lo stato dei due  può accadere che S subisca una transizione di parità passando da +1 a -1 (valore estremamente difficile ad aversi in condizioni ordinarie, in quanto ciascuno di noi tende a evitare le persone antipatiche, il che fa sì che i casi in cui S < 0 corrispondano in genere a valori assoluti della funzione piuttosto piccoli).
In questo caso, i due si convincono inevitabilmente che condizione essenziale per la propria felicità è la disgrazia dell’altro, e, senza riuscire a ignorarsi, si adoperano con tutte le proprie forze per rendersi la vita vicendevolmente impossibile. Con certezza, rendono impossibile la vita a chi li circonda e si trova a diventare involontario strumento del loro conflitto; ne consegue che l’unica cosa da fare se si conosce una coppia simbiotica, sia essa in fase positiva che negativa, è di evitarla come la peste.
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One thought on “Elogio dell’Egoismo – 3: Ti Amo più di Me Stesso

  1. 1) Mi sembra che sia ammissibile S(p1,p2)>1, purché sia violato un altro tuo assunto: S(p1,p2)=S(p2,p1). Infatti la coppia può raggiungere la stabilità (la serie può convergere) anche in questa ipotesi, con S(p2,p1)<1. ("Ie te voglio bene assaje, ma tu non pienz'a mme")2) Capisco – alla Occam – che sia in prima battuta ragionevole assumere la linearità delle funzioni I(e,p) rispetto ad e. Tuttavia questo porta facilmente a delle divergenze, considerando gli infiniti eventi che possono produrre impatti dello stesso segno. Mi sembra perciò più realistico ipotizzare una saturazione, per esempio attraverso una pseudolinearità comeI(e+e',p) = arctan(I(e,p)+I(e',p)).Questo eviterebbe anche l'esplosione delle coppie "eccessive" che si troverebbero semmai in uno stato perennemente vicino alla saturazione. Il che le renderebbe ancora più fastidiose che non nel caso lineare, destinato almeno a sopprimerle rapidamente.

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