Perché la Meritocrazia non è “Giusta”

Torno, dopo un bel po’ di tempo, al tema della Meritocrazia. Nel post precedente, osservavo che una possibile schematizzazione della Meritocrazia richiede la presenza di tre condizioni necessarie perché questa possa sussistere:

  • L’Uguaglianza delle Opportunità
  • La Disuguaglianza dei Benefici
  • Un complesso sistema di valutazione, selezione e remunerazione

Tuttavia, è chiaro che, perché possa esistere un sistema di valutazione, deve preventivamente essere definito un criterio di valutazione, e cioè, in sostanza, cosa sia il Merito.

Se lo chiede, efficacemente, Amartya Sen in “Merit and Justice” un capitolo del libro antologico “Meritocracy and Economic Inequality”, rendendo evidente quello che dovrebbe essere ovvio, ossia che il Merito può essere definito solo in base a uno schema di valori esterno, di “ordine” più elevato. È insomma, preliminarmente, necessario definire i valori e le priorità che riteniamo “positivi” per poi pensare di premiare i comportamenti “meritevoli”, ossia quelli che producono effetti “desiderabili”. Come dice Sen, Una volta che si accetti una visione strumentale del merito, non si può evitare di considerare contingente la natura del suo contenuto, collegata alla caratterizzazione di una società buona (o accettabile) e ai criteri in base ai quali effettuare le valutazioni(la traduzione e il grassetto sono miei). Inoltre, aggiunge giustamente Sen, la Meritocrazia è una forma di incentivazione: un metodo per ricompensare le azioni concrete, “in dipendenza dal bene che producono, e in particolare dal bene che può essere prodotto premiandole” (traduzione, corsivi e grassetto sono miei).

Ma la strumentalità della Meritocrazia ha anche un’altra implicazione: la non identificabilità della Meritocrazia con la Giustizia (intesa come Equità). La Giustizia, infatti, almeno comunemente intesa, è autonoma, e incorpora i criteri di valutazione che la guidano. La Meritocrazia risponde invece a criteri ad essa esterni, e ha come obiettivo l’efficacia, non l’equità (è possibile che il sistema di valori che definisce gli obiettivi della Meritocrazia sia orientato all’equità, ma questo è un dato esterno al sistema meritocratico). Né si può dire che, anche qualora il sistema di valori in base al quale si definisce il Merito incorporasse un principio di eticità o di equità, se ne possa concludere che il sistema di incentivi meritocratici che ne deriverebbe sarebbe etico o equo. Questo punto merita forse un chiarimento, nell’evidenziare le differenze tra Meritocrazia e Giustizia.

La Giustizia, intesa come Equità distributiva, imporrebbe che a parità di Merito corrisponda parità di premio. Viceversa, un sistema meritocratico potrebbe premiare, ad esempio, il merito in un settore professionale in modo diverso che in un altro, perché l’obiettivo è l’efficacia, e non l’equità distributiva. È solo all’interno di un’area omogenea che a parità di Merito corrisponde necessariamente parità di premio. Inoltre, l’equità non riguarda solo il rapporto tra i premi dei meritevoli, ma anche il rapporto tra il trattamento dei più meritevoli e quello di chi comunque svolge correttamente il proprio compito. L’equità, infatti, impone che il divario tra i “primi della classe” e chi merita “sei e mezzo” non possa superare un certo limite (dipendente dai criteri di giustizia distributiva che si scelgono), mentre un sistema puramente meritocratico non include vincoli di questo tipo.

Se invece prendiamo in considerazione la Giustizia come Etica, allora la discrepanza con la Meritocrazia è ancora più netta: la Meritocrazia, in quanto sistema incentivante, è basata sulla valutazione e promozione dei risultati, e non delle intenzioni. In altre parole, la Meritocrazia è teleologica. Viceversa, l’Etica, almeno nelle teorie più diffuse nella filosofia morale, è deontologica, ossia valuta le azioni per il loro carattere apriori, e non per i risultati che ne conseguono. Fa eccezione l’Etica utilitaristica, che è appunto teleologica, ma che è molto poco seguita, e che a mio parere presenta difficoltà concettuali insolubili.

In sintesi, la Meritocrazia:

  • non incorpora una definizione autonoma di Merito, che non è un concetto generale, ma contingente a uno specifico ambito e dipendente da un criterio di valore esterno e preesistente al sistema meritocratico;
  • non può essere identificata con la Giustizia nella sua accezione di Equità distributiva, in quanto i principi e le finalità dell’Equità non coincidono con quelli della Meritocrazia;
  • non può essere identificata con la Giustizia nella sua accezione di Eticità, in quanto la natura teleologica della Meritocrazia lo esclude (a meno di sistemi etici estremamente peculiari).

Da tutto ciò consegue che è errato pensare di utilizzare il meccanismo meritocratico come “chiave universale” per realizzare una “Società Giusta”, qualunque cosa questo possa significare. La Meritocrazia può essere un efficace meccanismo di incentivazione, da applicare in ambiti delimitati, con obiettivi di ottimizzazione di un “valore” di agevole valutazione e che il cui perseguimento possa essere efficacemente migliorato grazie a un sistema di premi.

Infine, è interessante prendere in considerazione il caso in cui un sistema di incentivi è mirato a favorire la disponibilità di un bene X; è in questo caso verosimile che esso funzioni meglio se i premi consistono nella distribuzione di appropriate quantità del bene X. In questo modo, il sistema dei premi è alimentato dai risultati stessi delle azioni incentivate, e di conseguenza è possibile creare un sistema che si autosostenga. Un sistema meritocratico robusto, quindi, eroga premi nella stessa “unità di misura” che usa per la valutazione del merito. Per quanto questo possa essere applicabile a diversi modelli (ad esempio, si potrebbe immaginare un sistema premiante basato sulla reputazione, grazie al quale chi compie atti che aumentano il prestigio di una comunità venga “remunerato” appunto in termini di prestigio personale), non è sorprendente che questo tipo di sistemi sia particolarmente usato in contesti di tipo economico, dove sia le valutazioni che i premi possono, direttamente o indirettamente, essere ricondotti a grandezze economiche, o più volgarmente a denaro.

Nel prossimo post, spiegherò perché, almeno secondo  me, la Meritocrazia non equivale neanche all’applicazione delle leggi di mercato ai processi economici nell’ambito delimitato per il quale si sta ipotizzando di costruire un sistema di incentivazione.

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