Perché il Mercato non è “Meritocratico”

Nel post precedente, ho cercato di spiegare perché secondo me Giustizia e Meritocrazia non sono la stessa cosa. Questo non vuol dire che la Meritocrazia sia di per sé ingiusta, piuttosto che non basta la presenza di un sistema meritocratico efficiente per fare in modo che una società (intesa in senso largo) sia “giusta”.

Un’altra convinzione diffusa, ma non per questo necessariamente esatta, è che un modo per realizzare la Meritocrazia sia lasciar fare al Mercato. Il senso di questo ragionamento è: il Mercato ottimizza “spontaneamente” l’efficienza, e dato che la Meritocrazia è un sistema per ottenere l’efficienza, il Mercato distribuirà la ricchezza in modo tale da ricompensare automaticamente il Merito, e meglio di quanto farebbe un sistema basato sul giudizio umano, con tutte le implicazioni di fallibilità e distorsione che quest’ultimo comporta.

Questo ragionamento, almeno prima facie, sembra persuasivo, e merita quindi sicuramente di essere approfondito. A questo scopo, tuttavia, è opportuno delimitare preliminarmente il tipo di sistema Meritocratico che prendiamo in considerazione. Infatti, come abbiamo chiarito, la Meritocrazia, in quanto caso particolare di sistema basato su incentivi, potrebbe essere applicata a qualsiasi ambito e all’interno di qualsiasi sistema di valori; per fare solo un paio di esempi:

  • in una comunità scientifica di pari, il prestigio e la credibilità sono (idealmente) derivanti dai contributi di ricerca forniti da ciascuno alla comunità stessa
  • su Internet, nei forum o nei social network, in genere esistono dei meccanismi “premianti” in termini di “reputazione” per chi risponde alle richieste altrui o mette a disposizione i contenuti più interessanti

In questi casi, e in diversi altri che si potrebbero citare come esempio, il sistema meritocratico è basato su un obiettivo condiviso (ad esempio, l’avanzamento della ricerca scientifica) che definisce una scala di valori preesistente al sistema meritocratico, e su un meccanismo premiante “democratico” (in questi particolari casi) che “ripaga” i contributori più meritevoli “con la stessa moneta”, ossia con premi di natura coerente con i valori di riferimento della comunità. Questi esempi, che sono relativi ad ambiti “non economici”, ossia in cui non c’è uno scambio esplicito di beni e/o denaro, evidenziano bene il carattere generale della Meritocrazia, e un’altra sua differenza rispetto alla Giustizia come Equità: quest’ultima, infatti, se intesa come Giustizia Distributiva, non può prescindere dalla natura dei beni e delle risorse da distribuire, nel senso che è plausibile che i criteri di equa distribuzione dell’accesso all’acqua potabile possano e debbano essere diversi da quelli di distribuzione, poniamo, delle lauree honoris causa. In alcuni ambiti, la Giustizia Distributiva non si applica, e l’Equità si identifica con l’eguaglianza delle opportunità, che è parte integrante di un sistema meritocratico efficace.

Volendo tornare al confronto tra Meritocrazia e Mercato, è quindi necessario restringere l’ambito della nostra analisi ai casi in cui il valore di cui si intende incentivare sia di tipo economico, e quindi potenzialmente nell’ambito di efficacia dell’Economia di Mercato. Questo è peraltro anche il caso più comune di applicazione della Meritocrazia, il caso, ad esempio, in cui essa trova applicazione in ambito aziendale; in questo caso, il Merito si definisce, direttamente o indirettamente, in termini di risultati economici (direttamente se viene misurato in “unità monetarie”, indirettamente se viene misurato in termini di beni considerati strumentali alla produzione di ricchezza). È quindi in questo ristretto ambito, escludendo possibili sistemi di valori alternativi, che ha senso chiedersi se Meritocrazia e Mercato possano essere considerati equivalenti (e quindi se sia possibile contare sul secondo per ottenere gli effetti che si vorrebbero produrre con la prima); è importante tenere presente questo aspetto: per tutti i sistemi di valori non riconducibili al profitto, il “Mercato” non può produrre una dinamica equivalente a un sistema di incentivi meritocratico.

Espressa in altri termini, la domanda è questa: qualora il “valore condiviso” da perseguire sia il profitto, e il sistema premiante sia anch’esso basato sul denaro, si può considerare equivalente l’effetto del “Mercato” a quello di un sistema meritocratico, o, in termini ancora più semplici, si può dire che, nei limiti citati, l’Economia di Mercato è intrinsecamente meritocratica? A questo punto, dobbiamo richiamare la definizione di Meritocrazia che abbiamo dato all’inizio, un paio di post fa, e ricordare che la Meritocrazia implica necessariamente il concetto di uguaglianza delle opportunità. Ma cosa vuol dire in pratica “uguaglianza delle opportunità”? Vuol dire che c’è Meritocrazia se esistono delle politiche che controbilanciano attivamente le differenze originali di opportunità (dovute, ad esempio, alla famiglia o alla classe sociale di origine, o alla razza, o al sesso) garantendo che le opportunità di produrre risultati “eccellenti” e i criteri premianti siano dipendenti il più possibile solo dalle azioni delle persone e dalla loro efficacia, e non dal “background” familiare, culturale o sociale.

In Meritocracy, Redistribution, and the Size of the Pie di R. Bénabou, un altro capitolo del già citato libro Meritocracy and Economic Inequality, questa distinzione è discussa e tradotta in termini matematici, ed è poi riportata un’accurata analisi di un modello quantitativo per la valutazione del “grado di Meritocrazia” di un sistema. Senza tentare di riportarne qui una sintesi, vorrei proporre invece alcune mie considerazioni, che non rispecchiano necessariamente quelle degli autori che ho via via citato:

  1. Il Mercato massimizza il profitto a breve termine (ossia alloca le risorse in modo da massimizzare il profitto derivante dal loro utilizzo). È chiaro che, a parità di qualità personali, un individuo che ha una posizione di partenza avvantaggiata sarà in grado di produrre un profitto maggiore e più rapidamente di chi parte in svantaggio; la dinamica di Mercato tenderà a concentrare le risorse là dove esistono già delle posizioni di vantaggio (economicamente, politicamente, ecc.). In altre parole, il Mercato non garantisce l’eguaglianza delle opportunità, anzi: garantisce solo che a parità di opportunità gli individui più produttivi otterranno i profitti maggiori. Non è quindi necessariamente vero che un’Economia di Mercato, tout court, favorisca in modo decisivo la mobilità sociale basata sul merito (certamente la favorisce di più rispetto a un sistema, ad esempio, aristocratico, o basato sulla cooptazione delle élite).
  2. Mentre la Meritocrazia non garantisce la Giustizia Distributiva, ma introduce delle disuguaglianze che sono “giustificate” da un criterio condiviso di Merito (nei limiti in cui i valori rispetto ai quali si misura il Merito sono in armonia con un’etica di riferimento, ed eventualmente controbilanciati da corrispondenti azioni di Giustizia Distributiva), il Mercato distribuisce le risorse secondo una pura logica di massimizzazione del profitto, senza nessun riferimento a un sistema esterno di valori (se non si consideri il profitto stesso un valore).
  3. La Meritocrazia, favorendo la mobilità sociale, garantisce in ultima analisi una maggiore efficienza a lungo termine. Il Mercato, invece, produce un “massimo locale” di efficienza, che può essere contemporaneamente più “iniquo” del punto di equilibrio di un sistema meritocratico, e meno “produttivo” nel lungo termine.

In conclusione, mi sembra che sia giustificato concludere che, come non è possibile identificare Meritocrazia e Giustizia, tentando quindi di ottenere la seconda applicando la prima, non è neanche possibile identificare Mercato e Meritocrazia, immaginando che il primo garantisca ipso facto la seconda. Questo non vuol dire né che la Meritocrazia sia “ingiusta” (ossia che non sia possibile che una società in cui è ampiamente diffuso il metodo meritocratico sia anche equa), né che il Mercato sia “antimeritocratico”. Significa, più semplicemente, che se si vuole che in un’Economia di Mercato viga un sistema meritocratico di incentivi occorre apportare dei correttivi, che in una certa misura compenseranno e “distorceranno” alcune delle dinamiche naturali del Mercato; e vuol dire che se si vuole che in presenza di un sistema premiante meritocratico sia soddisfatto anche un principio di equità distributiva delle risorse, è necessario introdurre dei correttivi redistributivi che, in parte, compenseranno le differenze introdotte dalla Meritocrazia, attenuandone gli effetti (e anche, ovviamente, riducendone la teorica efficacia).

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