Il nucleare è necessario? A cosa?

In questi giorni, comprensibilmente, si è riacceso il dibattito sull'energia nucleare. Si va da ministri che rilasciano dichiarazioni pubbliche confermando la coerenza del Governo sulla decisione di costruire un certo numero di centrali, a ministre che in privato invitano i colleghi a mandare il nucleare a quel paese; sostenitori "storici" del nucleare che invitano alla riflessione e oppositori "storici" del nucleare che evocano scenari apocalittici. Ma il nucleare, insomma, serve o no?

Dopo essermi occupato della Meritocrazia, argomento che penso abbia annoiato anche i pochi fedeli lettori di questo blog, è difficile astenersi da un commento su questo discusso tema. Tuttavia, perché abbia senso, credo che un mio commento debba legarsi a una domanda che nessuno, esplicitamente, in questi giorni pone: a cosa deve servire l'energia nucleare?

Perché dobbiamo essere onesti e chiari: la scelta delle fonti di energia da utilizzare è dipendente dal modello di sviluppo che questa energia deve sostenere. Ignorando per un momento le caratteristiche singolarissime dell'Italia (le quali sono alla base del mio personale orientamento antinucleare "a prescindere"), prendiamo in considerazione il problema in termini generali e globali: si può fare a meno dell'energia nucleare?

Ebbene, con tutta probabilità la risposta è: all'interno del modello economico capitalistico-liberista globalizzato, no. Perché questo modello è basato sulla crescita esponenziale indefinita, e ha bisogno di alimentarsi con le fonti di energia e materie prime più "intensive" possibili, come appunto il nucleare. In questo senso, i ragionamenti di chi continua a sostenere il nucleare sono fondati: è praticamente impossibile sostenere un'ulteriore crescita globale senza il ricorso all'energia nucleare. Il programma nucleare cinese, destinato ad alimentare un sistema produttivo in vertiginosa crescita, in questo senso è perfettamente razionale. Ma questa è la risposta alla domanda sbagliata.

Il punto è: questa faccenda va letta al contrario. Non bisogna chiedersi se il nucleare sia utile, o necessario: bisogna chiedersi se sia utile o necessario il modello di sviluppo che rende inevitabile lo sfruttamento parossistico delle risorse naturali, in una spirale crescente che non può avere altro esito che il collasso dell'ambiente, o dell'economia, o di entrambi. Le preoccupazioni, legittime, circa l'uso del nucleare, e gli speculari allarmi di chi teme un crollo dell'economia se non si usa il nucleare, sono una delle tante spie del fatto che la nostra economia incorpora un paradosso, che non ci consente di "accontentarci" di nessun livello, per quanto alto, di produzione dei beni e di circolazione del denaro, e ci spinge a cercare i mezzi più efficienti per aggravare ulteriormente la situazione.

Ma quale può essere un modello alternativo? A questa domanda tentano di rispondere coloro che ipotizzano di adottare un'economia stazionaria, o addirittura, cosa forse anche più persuasiva seppur difficile, un'economia della Decrescita. In altri post di questo blog, ho cercato di dimostrare che gli assunti alla base della teoria economica neoclassica e della sua "applicazione" sono fallaci e validi solo nel "limite delle piccole economie", mentre sono catastroficamente errati in un sistema economico maturo e globalizzato. Ho inoltre cercato di dimostrare che anche il comportamento considerato "razionale" dalla teoria neoclassica per i singoli individui in realtà non lo è, e può essere incentivato solo utilizzando leve irrazionali. Sono invece ancora debitore di qualche post che evidenzi che anche per le imprese il modello economico "ortodosso" è subottimale. Tutto questo però deve appunto essere integrato da una proposta costruttiva, che mostri la possibilità di un modello alternativo, che con tutta probabilità deve fondarsi sulla riduzione di quello che, in base ai parametri correntemente accettati, è il nostro tenore di vita. A questo scopo appunto vorrei approfondire l'ipotesi della Decrescita, e comincerei modestamente dal leggere un libro di quello che è forse il principale teorico della Decrescita, Serge Latouche. Restate in ascolto, prima o poi vi faccio sapere.

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