Ma l’Uomo Ragno esiste davvero?

Negli ultimi tempi ho discusso alcune volte sul tema “Esistono davvero lo Spazio e il Tempo?”, e probabilmente ne parlerò in un incontro dell’associazione cui appartengo.

Il modo in cui penso solitamente a queste cose è quello, diciamo così, del materialismo ortodosso. Da bravo appassionato di Fisica, osservo che è possibile se non probabile che Spazio e Tempo siano grandezze emergenti, e ne ho parlato già diverse volte in precedenza, e ho in qualche modo anche caldeggiato posizioni ontologicamente eliminativiste rispetto a tali grandezze.

Questo però non toglie che, quando si esce dall’ambito della fredda scienza, il criterio più utile per stabilire se qualcosa “esiste” non è quello dell’ontologia eliminativista. Me lo ha ricordato oggi pomeriggio, mentre tornavo a casa in auto, un brano di una bella trasmissione radiofonica che va in onda su Radio24, che si chiama Voi siete qui. L’autore-conduttore (Matteo Caccia) è molto bravo, e sa essere profondo ed evocativo usando un registro molto leggero. Nella trasmissione di oggi, il tema era “Crederci“, ed è chiaro che se uno crede a qualcosa è perché pensa che quella cosa esista. O no?

Ecco, forse no, ci fa pensare Caccia. Forse è il contrario, e le cose esistono perché uno ci crede, o fa finta di crederci. Certo, è un altro tipo di esistenza rispetto a quella che impietosamente negavo allo Spazio e al Tempo; ma ogni tanto è bene ricordarsela.

Ad esempio: esiste l’Uomo Ragno? Ovviamente no.

Eppure.

Eppure, oggi Caccia, tra i molti discorsi e aneddoti, ha raccontato una vecchia storia di un bambino brasiliano che nel 2007, a cinque anni, si accorse che era scoppiato un incendio nella casa vicina, dove vivevano un bimba di un anno e sua nonna. La bimba era imprigionata dal fuoco, e la nonna non era in grado di salvarla; ma Riquelme, così si chiama il bambino della storia, per il compleanno da poco trascorso aveva ricevuto in regalo un costume da Uomo Ragno. L’indossò, corse alla casa accanto, e trasse in salvo la piccola vicina [N.d.R.: come sempre, su Internet ci sono diverse varianti della storia, ma il salvataggio e il costume da Spidey sono in tutte quelle che ho letto].

E allora? Allora forse bisogna fare attenzione a cosa diciamo che “esiste”. Una persona “vera secondo noi esiste, mentre una fittizia no. Però una persona vera è “vera” solo per un numero piccolissimo di altre persone; per tutti gli altri o “non esiste” o è una narrazione, proprio come Sherlock Holmes, cui arrivano tuttora lettere da tutto il mondo a Baker Street, o come l’Uomo Ragno. E se il motto dell’Uomo Ragno è che dal potere deriva la responsabilità, Riquelme ci ha mostrato che il costume “finto” dell’Uomo Ragno può forse donare potere e responsabilità “veri”. Come ho scritto altrove, il Supereroe “esiste”, perché siamo tutti supereroi.
E quindi, per Riquelme e per tanti di noi, non “esiste” forse l’Uomo Ragno, almeno quanto “esistono” lo Spazio e il Tempo, o quanto “esistono” persone “vere” come il Papa, Usain Bolt o Johnny Depp? Quando una persona muore, smette di “esistere” (in termini materialistici, smette, lo so. Anche io penso che smetta di esistere, ma forse non di “esistere”)? Smette di essere “vera”? E se è ancora “vera”, è poi così diversa da Peter Parker?

Insomma, l’Uomo Ragno forse non esiste, ma certamente “esiste”. E tanti di noi che esistiamo dovremmo forse ogni tanto porci l’obiettivo di “esistere” almeno un pochino.

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