Lo Stupefacente Uomo Ragno… chiude

Beh, in realtà chiude Amazing Spider-Man, dopo un pirotecnico finale nel numero 700.

Nonostante se ne sia parlato un po’ dovunque, e ovviamente molto sul web, eviterò di spiegare perché sia pirotecnico, e quindi di rovinare la sorpresa ai pochi per i quali è ancora tale. Mi limiterò a un paio di osservazioni collaterali, da vecchissimo appassionato, uno che aveva il numero uno dell’Uomo Ragno Corno e ha smesso di leggere l’albo italiano solo perché è stato sostituito da… “Spider-Man”. Come scrissi a suo tempo allo staff della Panini, per me esiste l’Uomo Ragno, e piuttosto che comprare un albo italiano intitolato Spider-Man preferisco ovviamente leggere l’originale americano. Così ho fatto fino a oggi, e posso notare che:

  • la conclusione di Amazing sancisce il fallimento ormai conclamato dell’assurda e deviante linea narrativa nata con Brand New Day (gli appassionati sanno di che parlo). A consuntivo, non si può non riconoscere che si è trattato di un vicolo cieco, oltre che di una storia ignobile.
  • la storia che chiude Amazing è anche più traumatica di BND, ma ha il pregio di essere ben scritta e a mio avviso rispettosa del personaggio. C’è un abisso tra l’arrogante rozzezza di Quesada e l’accuratezza psicologica di Slott. Purtroppo, la situazione finale oltre a essere inaccettabile dai vecchi fan è assolutamente mal definita, e sembra (…) fatta apposta per consentire una marcia indietro.
  • Commercialmente parlando, storie come questa sono un successo qualunque ne sia la qualità. Ora bisognerà vedere come si collocherà il (nuovo) Uomo Ragno all’interno di un panorama Marvel tutto in trasformazione. Forse è arrivato il momento, dopo una quarantina d’anni, di lasciare questo tipo di fumetti agli undicenni di oggi…

Infine, un’annotazione personale. Gli ultimi dati di vendita di Amazing in USA, prima del “pirotecnico finale”, vedevano una media per albo intorno alle 58-59.000 copie. Nel dare un addio a questa gloriosa testata, il cui primo numero risale a cinquant’anni fa, osservo che le sue vendite si erano definitivamente stabilizzate, picchi molto effimeri a parte, su una cifra piuttosto vicina a quella che avevo pronosticato grazie a un’analisi matematica improvvisata per l’occasione quasi quattro anni e mezzo fa. Me ne ero già egocentricamente rallegrato un po’ di tempo fa, ma in un certo senso è per me gratificante che una proiezione estemporanea si sia rivelata piuttosto accurata (certo più delle aspettative dichiarate dagli editori USA e italiani).

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