Lo Stupefacente Uomo Ragno… chiude

Beh, in realtà chiude Amazing Spider-Man, dopo un pirotecnico finale nel numero 700.

Nonostante se ne sia parlato un po’ dovunque, e ovviamente molto sul web, eviterò di spiegare perché sia pirotecnico, e quindi di rovinare la sorpresa ai pochi per i quali è ancora tale. Mi limiterò a un paio di osservazioni collaterali, da vecchissimo appassionato, uno che aveva il numero uno dell’Uomo Ragno Corno e ha smesso di leggere l’albo italiano solo perché è stato sostituito da… “Spider-Man”. Come scrissi a suo tempo allo staff della Panini, per me esiste l’Uomo Ragno, e piuttosto che comprare un albo italiano intitolato Spider-Man preferisco ovviamente leggere l’originale americano. Così ho fatto fino a oggi, e posso notare che:

  • la conclusione di Amazing sancisce il fallimento ormai conclamato dell’assurda e deviante linea narrativa nata con Brand New Day (gli appassionati sanno di che parlo). A consuntivo, non si può non riconoscere che si è trattato di un vicolo cieco, oltre che di una storia ignobile.
  • la storia che chiude Amazing è anche più traumatica di BND, ma ha il pregio di essere ben scritta e a mio avviso rispettosa del personaggio. C’è un abisso tra l’arrogante rozzezza di Quesada e l’accuratezza psicologica di Slott. Purtroppo, la situazione finale oltre a essere inaccettabile dai vecchi fan è assolutamente mal definita, e sembra (…) fatta apposta per consentire una marcia indietro.
  • Commercialmente parlando, storie come questa sono un successo qualunque ne sia la qualità. Ora bisognerà vedere come si collocherà il (nuovo) Uomo Ragno all’interno di un panorama Marvel tutto in trasformazione. Forse è arrivato il momento, dopo una quarantina d’anni, di lasciare questo tipo di fumetti agli undicenni di oggi…

Infine, un’annotazione personale. Gli ultimi dati di vendita di Amazing in USA, prima del “pirotecnico finale”, vedevano una media per albo intorno alle 58-59.000 copie. Nel dare un addio a questa gloriosa testata, il cui primo numero risale a cinquant’anni fa, osservo che le sue vendite si erano definitivamente stabilizzate, picchi molto effimeri a parte, su una cifra piuttosto vicina a quella che avevo pronosticato grazie a un’analisi matematica improvvisata per l’occasione quasi quattro anni e mezzo fa. Me ne ero già egocentricamente rallegrato un po’ di tempo fa, ma in un certo senso è per me gratificante che una proiezione estemporanea si sia rivelata piuttosto accurata (certo più delle aspettative dichiarate dagli editori USA e italiani).

Ma l’Uomo Ragno esiste davvero?

Negli ultimi tempi ho discusso alcune volte sul tema “Esistono davvero lo Spazio e il Tempo?”, e probabilmente ne parlerò in un incontro dell’associazione cui appartengo.

Il modo in cui penso solitamente a queste cose è quello, diciamo così, del materialismo ortodosso. Da bravo appassionato di Fisica, osservo che è possibile se non probabile che Spazio e Tempo siano grandezze emergenti, e ne ho parlato già diverse volte in precedenza, e ho in qualche modo anche caldeggiato posizioni ontologicamente eliminativiste rispetto a tali grandezze.

Questo però non toglie che, quando si esce dall’ambito della fredda scienza, il criterio più utile per stabilire se qualcosa “esiste” non è quello dell’ontologia eliminativista. Me lo ha ricordato oggi pomeriggio, mentre tornavo a casa in auto, un brano di una bella trasmissione radiofonica che va in onda su Radio24, che si chiama Voi siete qui. L’autore-conduttore (Matteo Caccia) è molto bravo, e sa essere profondo ed evocativo usando un registro molto leggero. Nella trasmissione di oggi, il tema era “Crederci“, ed è chiaro che se uno crede a qualcosa è perché pensa che quella cosa esista. O no?

Ecco, forse no, ci fa pensare Caccia. Forse è il contrario, e le cose esistono perché uno ci crede, o fa finta di crederci. Certo, è un altro tipo di esistenza rispetto a quella che impietosamente negavo allo Spazio e al Tempo; ma ogni tanto è bene ricordarsela.

Ad esempio: esiste l’Uomo Ragno? Ovviamente no.

Eppure.

Eppure, oggi Caccia, tra i molti discorsi e aneddoti, ha raccontato una vecchia storia di un bambino brasiliano che nel 2007, a cinque anni, si accorse che era scoppiato un incendio nella casa vicina, dove vivevano un bimba di un anno e sua nonna. La bimba era imprigionata dal fuoco, e la nonna non era in grado di salvarla; ma Riquelme, così si chiama il bambino della storia, per il compleanno da poco trascorso aveva ricevuto in regalo un costume da Uomo Ragno. L’indossò, corse alla casa accanto, e trasse in salvo la piccola vicina [N.d.R.: come sempre, su Internet ci sono diverse varianti della storia, ma il salvataggio e il costume da Spidey sono in tutte quelle che ho letto].

E allora? Allora forse bisogna fare attenzione a cosa diciamo che “esiste”. Una persona “vera secondo noi esiste, mentre una fittizia no. Però una persona vera è “vera” solo per un numero piccolissimo di altre persone; per tutti gli altri o “non esiste” o è una narrazione, proprio come Sherlock Holmes, cui arrivano tuttora lettere da tutto il mondo a Baker Street, o come l’Uomo Ragno. E se il motto dell’Uomo Ragno è che dal potere deriva la responsabilità, Riquelme ci ha mostrato che il costume “finto” dell’Uomo Ragno può forse donare potere e responsabilità “veri”. Come ho scritto altrove, il Supereroe “esiste”, perché siamo tutti supereroi.
E quindi, per Riquelme e per tanti di noi, non “esiste” forse l’Uomo Ragno, almeno quanto “esistono” lo Spazio e il Tempo, o quanto “esistono” persone “vere” come il Papa, Usain Bolt o Johnny Depp? Quando una persona muore, smette di “esistere” (in termini materialistici, smette, lo so. Anche io penso che smetta di esistere, ma forse non di “esistere”)? Smette di essere “vera”? E se è ancora “vera”, è poi così diversa da Peter Parker?

Insomma, l’Uomo Ragno forse non esiste, ma certamente “esiste”. E tanti di noi che esistiamo dovremmo forse ogni tanto porci l’obiettivo di “esistere” almeno un pochino.

Le piccole soddisfazioni dell’Incompetente…

I più affezionati lettori dell'Incompetente ricorderanno la mia querelle personale contro le scelte editoriali della Marvel (e della Panini Comics in Italia!) riguardo l'Uomo Ragno, e il mio modello previsionale per le vendite USA di Amazing Spider-Man, che mi portavano a predire un progressivo, inarrestabile declino, fino a un punto di equilibrio corrispondente a circa il 40% di lettori in meno rispetto a prima dell'intollerabile sconquasso di Brand New Day (chi legge l'Uomo Ragno sa di cosa parlo).

In particolare, in un post dell'Agosto 2008, quando ASM vendeva ancora intorno alle 70.000 copie e stava per registrare un picco di oltre 100.000, prevedevo che avrebbe finito per attestarsi intorno alle 61.000 copie. Quando lo segnalai a Marco Lupoi, boss della Panini Italia e grandissimo universale esperto di fumetti, fu molto gentile, lesse il post e mi fece i complimenti, ma mi invitò a non sopravvalutare i miei risultati: "non tieni conto che il ciclo di Romita ha fatto impennare le vendite", scrisse (si riferiva alle 100.000 copie di cui parlavo).

Gli ultimi dati di vendita (relativi a Gennaio 2010) sono riassunti, su un blog specializzato che pubblica mensilmente i dati relativi a diverse case editrici di fumetti USA, nella seguente considerazione: "[Amazing Spider-Man] sembra oscillare tra gli "high 50k" (valori poco sotto i 60.000) e i "low 60k" (poco sopra i 60.000)".

Sono piccole soddisfazioni.

L’amichevole Spider-man

In qualche post, tempo addietro, avevo cercato di dimostrare che il declino delle vendite della collana che in USA pubblica le storie dell’Uomo Ragno (Amazing Spider-Man, ASM nel seguito) tende a un valore di equilibrio seguendo un’esponenziale decrescente che ho interpretato come dovuta a un incremento della volatilità (o, se vogliamo, dell’ “infedeltà”) degli acquirenti, causato a sua volta dal ricambio del parco-lettori provocato dalle infelicissime scelte editoriali della Marvel USA.

Fin qui, l’analisi era confermata dai dati di vendita fino a luglio 2008. Poi, per contrastare l’emorragia, gli editori hanno deciso di richiamare sulla collana un disegnatore di assoluto richiamo: John Romita Jr., dedicando una storia divisa in alcuni numeri (o, come si dice in gergo, un “arco”) a una vicenda battezzata New Ways to Die, con una trama di qualità e “villains” di sicura attrattiva. Insomma, non c’era da sbagliare: era un successo sicuro. E, infatti, il pubblico ha risposto.

A questo punto, poniamoci la domanda: questo tipo di contromisura è in grado di arrestare il declino di ASM?

Secondo l’analisi che avevamo fatto, il declino è dovuto alla perdita dei lettori storicamente fedeli, e alla loro sostituzione con lettori occasionali, la cui maggiore volatilità comporta un livello di vendite di equilibrio più basso, e un calo esponenziale il cui tasso è direttamente legato al grado di infedeltà che avevo chiamato λ.

Cosa succede quando si pubblica un numero (o una serie di numeri) di forte richiamo? Le vendite aumentano, ma grazie al contributo di lettori che ovviamente sono ancora più occasionali dei precedenti. In altre parole, è come se al parco lettori in calo secondo il tasso λ si sommasse un insieme di lettori dotato di un tasso di infedeltà μ > λ. La teoria a questo punto vorrebbe che, dopo l’incremento provocato da questo arco, le vendite calassero secondo un trend esponenziale “a due velocità”, con un calo più rapido per i nuovi lettori e uno più lento, uguale a quello precedente, per i lettori ante-New Ways to Die.

I dati di vendita confermano questa teoria? Direi di sì. Ecco come sono andate le vendite di ASM prima e dopo New Ways to Die, confrontate con il nostro modello teorico, basato su un’esponenziale semplice prima, e su un’esponenziale “a due velocità” dopo:
In base ai dati, mentre il “parco lettori” post Brand New Day (l’evento che ha segnato l’inizio di questa nuova era per ASM) continua a calare esponenzialmente con un tasso pari a λ(pari a circa 0,09), i lettori attirati da New Ways to Die abbandonano ASM ancora più velocemente, con un tasso di decrescita esponenziale pari a μ = 0,17. La curva che ne risulta (quella in rosso nella parte destra del grafico) è in buon accordo con i dati di vendita.

Cosa possiamo concludere? Direi che:

  • anche questi dati confermano che il calo di vendite di ASM è strutturale, e dovuto alla maggiore volatilità dei suoi lettori;
  • nonostante la qualità dell’arco narrativo, operazioni come New Ways to Die ottengono solo l’attenzione di lettori ancora più volatili, che lasciano la collana rapidamente;
  • una volta passato l’effetto transitorio di questi lettori, si torna esattamente all’andamento precedente, che tende allo stesso valore di equilibrio;
  • il punto di equilibrio delle vendite non è modificabile con questo tipo di interventi, e dipende solo da λ.

Mi sembra quindi interessante concludere che, se lo scopo della Marvel è risollevare stabilmente le vendite di ASM, è inutile investire in singoli archi narrativi, anche se ottimamente scritti e disegnati. L’unica soluzione è tentare di modificare λ, il che è possibile solo introducendo modifiche strutturali allo status quo del personaggio tali da recuperare la fedeltà dei lettori che una volta garantivano lo zoccolo duro delle vendite. Insomma, servirebbe un’operazione esattamente inversa a Brand New Day

Il lettore è mobile…

Proseguendo nell’analisi dei dati di vendita di ASM (che in realtà sto prendendo a pretesto per un’analisi più generale, che cerca di identificare i parametri chiave delle curve di vendita dei periodici), vorrei ora prendere in esame la volatilità del parco lettori, e come essa è ricavabile dai dati storici delle vendite.

Nel post precedente, abbiamo stabilito che il valore di equilibrio per le vendite di un qualsiasi periodico è Λ = (γ/λ) * Lp, dove γ è la percentuale di lettori potenziali che decidono di comprare un dato numero del periodico, λ è la percentuale di lettori del numero precedente che decide di non comprare il successivo, e Lp è il numero di lettori potenziali (che può coincidere con l’intera popolazione o con un suo sottoinsieme). Pertanto, una variazione di Λ, come quella osservata per ASM, dato che il parco di lettori potenziali non è variato, significa che deve essersi verificato almeno uno dei seguenti casi:

  1. E’ aumentato λ, che significa che i lettori di ASM hanno una maggiore probabilità di lasciare la rivista in qualsiasi momento;
  2. E’ diminuito γ, che significa che ASM attira meno potenziali lettori curiosi.

Nel caso specifico di ASM, non sembrano esserci motivi per giustificare una diminuzione di γ, che anzi secondo le previsioni di chi ha pensato l’operazione BND sarebbe dovuto aumentare anche significativamente. Pertanto, credo di poter dire che nel post-BND si è verificato un notevole incremento di λ, che in base ai dati disponibili abbiamo stimato essere pari a circa 0,093 (v. post precedente). Questo significa, in altre parole, che per ogni numero di ASM che esce, il 9,3% dei lettori del numero prima non lo compra. Questo dato sarà vero anche quando ASM avrà raggiunto l’equilibrio (secondo le mie stime intorno a 61.000 copie vendute per numero), quando queste defezioni saranno compensate dai nuovi lettori mantenendo costante il numero di copie vendute.

Questo punto è interessante, perché evidentemente λ rappresenta anche una misura della volatilità del parco lettori di ASM. E’ chiaro infatti che a parità di lettori un periodico con una volatilità più bassa presenta dei vantaggi, primo fra tutti una maggiore predicibilità delle vendite e quindi una maggiore efficienza di gestione degli ordini, dei resi, ecc.

Rimane una domanda alla quale non è possibile dare una risposta semplicemente in base ai dati bruti: perché λ è aumentato? Per rispondere a questa domanda ovviamente bisognerebbe interpretare il comportamento dei lettori americani, e non ci possono essere certezze. Da lettore "storico" dei fumetti dei supereroi, avanzerei le seguenti ipotesi:

  1. Le storie del ciclo post-BND si risolvono spesso in episodi singoli (le cosiddette storie autoconclusive) o comunque in poche puntate. Questo riduce la "serialità" e facilita il distacco dei lettori in qualsiasi momento, senza la preoccupazione di non sapere "come va a finire" un certo arco narrativo. Quando le storie occupano invece più puntate, i lettori tendono ad "abbandonare" solo alla fine di una storia completa, abbassando quindi il valore medio di λ.
  2. L’operazione BND ha sicuramente disgustato molti lettori "storici" dell’Uomo Ragno (certissimamente anche me). Il risultato è stato verosimilmente un "rinnovamento generazionale", con la perdita di lettori storici e l’acquisto di lettori neofiti. Il problema è che i lettori storici sono lettori fedeli, che tendenzialmente non lasciano il fumetto se non in presenza di eventi eccezionali (come appunto questo), mentre i neofiti sono per forza di cose lettori occasionali, che decidono di volta in volta se comprare o no ciascun numero, magari in base alla copertina, o alla presenza di un "cattivo" interessante. Solo dopo un certo tempo si può pensare che un neofita diventi un lettore regolare.

In conclusione, in base ai dati disponibili si può dire che la volatilità dei lettori di ASM è certamente aumentata dopo BND, mentre la relativa causa è questione di opinioni. Se fosse vera la mia ipotesi 1, per abbassare λ e quindi migliorare la situazione di ASM sarebbe sufficiente pubblicare storie ad ampio respiro, con archi narrativi complessi e a lungo termine. Se invece fosse vera la mia ipotesi 2, la cosa sarebbe molto più grave, in quanto l’incremento del valore di λ corrisponderebbe a un cambiamento nella composizione dei lettori, che ovviamente non è reversibile. Se infatti la Marvel ritenesse di dover "recuperare" i lettori storici perduti, temo che l’unica mossa possibile sarebbe "disfare" BND, il che sarebbe un passo indietro intollerabile per l’attuale management della Marvel…

Brand New Disaster

Approfitto dei miei recenti post di argomento fumettistico per tentare un’analisi di tipo matematico/statistico sul tema andamento delle vendite di un periodico, prendendo come spunto ed esempio le vendite di Amazing Spider-Man in USA (in pratica, ASM è la testata “madre” dell’Uomo Ragno, che come avrete capito era il mio personaggio preferito… finché la Panini Comics non gli ha cambiato nome).

Anche in USA, l’Uomo Ragno ha attraversato una fase di cambiamento epocale delle storie, chiamato Brand New Day, che io trovo una colossale schifezza, ma che non vale la pena di discutere qui. Anzi, è in coincidenza con questo cambiamento epocale che la Panini ha pensato bene di cambiare nome da Uomo Ragno a Spider-Man. Lo scopo di questa operazione sarebbe quello di “ringiovanire” il personaggio e di renderlo quindi più attraente per le nuove generazioni di lettori. Come vedremo, il progetto si è rivelato un fallimento, ma non è questa la sede per discuterne le ragioni.

Cominciamo a esaminare l’andamento delle vendite di Amazing Spider-Man a partire da prima di BND. Premetto che la vicenda delle vendite di ASM è più complicata di quello che descriverò qui; se non la seguite, prendete per buono quello che dico, e consideratelo più che altro un esercizio. Una discussione dedicata ad ASM in particolare sarebbe troppo “specialistica” per gli scopi di questo blog.

Prima di BND, ASM vendeva un po’ più di 100mila copie a numero. Poi, c’è stato un picco, dovuto alla curiosità destata dal cambiamento radicale di cui vi parlavo, e poi un declino costante (gli ultimi dati sono di luglio, in cui le vendite sono scese sotto le 70mila copie). Le domande che vorrei pormi, e alle quali spero di riuscire a trovare una risposta, sono:

  1. E’ possibile trovare una forma matematica per la curva di vendite di un periodico?
  2. Quali sono i parametri che determinano il livello di vendite?
  3. E’ possibile predire l’andamento futuro delle vendite, ad esempio di ASM?
  4. Quali insegnamenti potremmo trarre ai fini della strategia editoriale di una testata come ASM?

Cominciamo col chiederci quale sia la condizione di “equilibrio stabile” di un periodico, simile ad esempio a quella di ASM prima di BND. Ovviamente, per ogni nuovo numero del periodico, ci sono nuovi lettori che cominciano a comprarlo e vecchi lettori che smettono di leggerlo. Se indichiamo con L il numero di lettori, e quindi con Ln il numero di lettori del numero n del periodico, si avrà quindi che la variazione dei lettori nel numero successivo sarà ΔLn+1 = Ln+1 – Ln = γ*Lp – λ*Ln, dove Lp è il numero di lettori “potenziali”, ossia tutti coloro che non hanno letto il numero n del periodico ma potrebbero decidere di leggere il numero n+1. Per chiarezza, γ è la probabilità che un lettore potenziale (precedentemente non lettore) decida di leggere un certo numero del periodico, e λ è la probabilità che un lettore decida di smettere di leggere il periodico. Teoricamente, λ e γ variano per ogni numero del periodico, ma per semplicità considereremo che siano delle costanti.

In questo caso, è facile vedere qual è la condizione di equilibrio, ossia la situazione in cui il numero di lettori del periodico non varia nel tempo: Λ = (γ/λ) * Lp.
Λ è quindi il numero di lettori di equilibrio, ed è determinato di fatto dai valori di γ e λ, in quanto ovviamente Lp non varia. Se per un certo numero n del periodico si verifica che il numero di lettori è diverso da Λ, ad esempio perché si tratta di un numero speciale, il numero di lettori tende poi successivamente a stabilizzarsi tornando al valore Λ. Infatti, se ad esempio per un certo numero Ln > Λ, si avrà che ΔLn+1 = – λ*(Ln– Λ), con un andamento esponenziale decrescente che tende a tornare al valore Λ. E’ un po’ quello che succede se si scalda un oggetto: questo tende poi a tornare a temperatura ambiente seguendo una curva del tutto simile (in pratica, è come se BND avesse scaldato ASM).

A questo punto, possiamo chiederci se l’andamento delle vendite di ASM confermi questa teoria, e se sia possibile determinare in anticipo il valore di Λ cui la curva tende. Per verificarlo, ho preferito utilizzare, anziché i dati originali, la loro media mobile a tre intervalli (è una tecnica che si usa per ridurre gli effetti delle fluttuazioni, praticamente si sostituisce ogni valore con la media di tre valori consecutivi). Il risultato è che i dati di vendita a partire da dopo BND seguono molto da vicino un’esponenziale decrescente, con Λ = 61mila copie:

Il grado di coerenza tra i dati e la curva da me ipotizzata (tratteggiata in rosso) è indicato dal valore del coefficiente di correlazione R2, pari a 0,99713 (un coefficiente pari a 1 indica una corrispondenza perfetta). Il valore di λ è di 0,093468 (ci tornerà utile in seguito).

Possiamo quindi concludere che effettivamente le vendite dopo un evento “termico” come BND seguono un’esponenziale, e che il nuovo valore di equilibrio per le vendite di ASM dopo BND è di circa 61mila copie per numero. In un successivo post esaminerò ulteriori caratteristiche delle curve di vendita dei periodici, sempre usando ASM come esempio.

Gli Eroi siamo noi!

Nel post precedente ho cercato di mostrare le caratteristiche comuni alla maggioranza dei Supereroi che sono alla base della presa profonda che questi personaggi dei fumetti hanno su noi lettori. Come ho avuto modo di argomentare, un Supereroe come l’Uomo Ragno rappresenta la fusione di almeno due diversi archetipi (uso il termine in senso non tecnico, non ho la preparazione psicanalitica per parlare di archetipi in senso stretto) che potrei chiamare l’Eroe Sovrumano e la Forza Animale.

Entrambi questi archetipi hanno una connotazione ambivalente. L’Eroe ha una connotazione prevalentemente positiva, in quanto è inequivocamente schierato col Bene, ma il suo potere e il fatto di agire in base a una Motivazione individuale lo rendono inquietante e incontrollabile per l’uomo qualsiasi. Al contrario, la Forza Animale ha una connotazione prevalentemente oscura, specie se (come spesso capita) l’Animale simbolo dell’Eroe è un animale che ancestralmente incute timore o ribrezzo, ma può essere messa al servizio del Bene. Il Supereroe, quindi, è un personaggio che cumula in sé diversi archetipi, ereditandone gli aspetti luminosi e oscuri; è quindi per definizione un essere composito e plurivalente, collegato fortemente a simboli e concetti primitivi e profondamente evocativi.

Ma l’elemento che forse rende così interessanti i Supereroi è il fatto che abbiano un’ Identità Segreta. Superficialmente, si tratta di un espediente narrativo, che consente di affiancare alle vicende "eroiche" del personaggio una vita normale, in genere complicata dalla convivenza con i "superproblemi" del Supereroe.
Più profondamente, dare al Supereroe un’Identità Segreta rende possibile l’identificazione del lettore con il protagonista. Ma questa identificazione, necessariamente, trasferisce al lettore le caratteristiche dell’Archetipo supereroistico.

Il lettore dei fumetti dei Supereroi non è semplicemente "partecipe" delle lotte e delle vittorie del suo eroe. Il lettore assimila l’idea inconscia che, come Peter Parker ha dentro di sé i connotati del Ragno pronti a emergere, che devono essere disciplinati e orientati al bene, anche ciascuno di noi ha dentro di sé il Potere dell’Eroe e la sua dimensione oscura, simboleggiata dall’Animale Eponimo. Leggere i fumetti dei Supereroi cambia la percezione che abbiamo di noi stessi, e ci ripropone il dilemma esistenziale di come usare le nostre potenzialità inespresse. Ognuno di noi ha dentro di sé l’Eroe e il Bruto, e ha la responsabilità di incanalarne le energie vitali (la Libido, mi verrebbe da dire, se appunto capissi di psicanalisi) verso l’affermazione dei valori motivazionali di base che ci identificano come individui (ecco perché la Motivazione del Supereroe è così importante).

Il motto dell’Uomo Ragno è "da un grande potere derivano grandi responsabilità"; ma il messaggio profondo dei Supereroi è che tutti noi abbiamo un grande potere, e la responsabilità di utilizzarlo al meglio, essendo quello che dobbiamo essere come persone. Forse questi fumetti non sono così banali, eh?

Il Supereroe come simbolo

Come anticipavo nei post precedenti, approfitterei dell’ignobile "decisione" della Panini Comics di cambiare nome all’Uomo Ragno per introdurre una discussione sul significato dei Supereroi fumettistici, e sul perché alcuni di essi (tra cui in particolare l’Arrampicamuri, ma anche ad esempio Batman) siano riusciti a insediarsi così profondamente nella psicologia del pubblico.

Ovviamente, nell’avventurarmi su un terreno così poco familiare, corro il rischio di scrivere delle clamorose bestialità. E’ vero che mi dichiaro Incompetente per principio, ma non vorrei esagerare! Diciamo quindi subito che quello che dirò non ha nessuna pretesa di dissertazione psicologica/psicoanalitica, ma è solo una riflessione "dall’interno", ossia fatta da un appassionato del genere.

Quali sono i connotati tipici di un Supereroe? Ovviamente non tutti i Supereroi corrispondono a uno stesso stereotipo, ma in maggioranza essi condividono alcune caratteristiche chiave:

  • Il Supereroe è Buono, anzi è, appunto, un Eroe. In linea generale, si batte contro il Male in difesa dei deboli senza pensare al proprio interesse personale.
  • Il Supereroe ha dei Poteri, che lo mettono in grado di compiere imprese sovrumane.
  • Il Supereroe ha un’ Immagine specifica, che lo rende riconoscibile (di solito è un costume, ma può anche essere qualcosa di più, come per personaggi come Silver Surfer o la Cosa).
  • Il Supereroe ha un’ Identità Segreta, ossia un alter ego "normale" con una vita parallela a quella "super". Diversi eroi non hanno un’identità segreta (un esempio sono i Fantastici Quattro), ma l’identità segreta è una caratteristica importante, perché consente all’eroe di avere una vita privata.
  • Il Supereroe ha degli Arcinemici, talvolta dotati di caratteristiche speculari, che ne rappresentano la Nemesi e che ne conoscono le debolezze.
  • Infine, il Supereroe ha una Motivazione, che spiega perché passa le serate a fare a botte con rapinatori e affini anziché guardare la boxe in TV. Spesso, si tratta di un obbligo morale derivante da una tragedia familiare o personale.

Ebbene, queste caratteristiche non sono casuali. Un esempio arcaico di personaggio dotato di alcune di esse è l’Eroe o Semidio della mitologia greca o latina. Se prendiamo in considerazione un Ercole, tanto per dire, è facile vedere che ha molte somiglianze con un Superman. Eppure, i Supereroi sono emotivamente molto più efficaci di un Semidio, proprio perché loro sono "anche" persone normali, e questo consente al lettore di identificarsi con loro.

Se consideriamo infatti l’Uomo Ragno, scopriamo che tra le sue caratteristiche ce ne sono alcune che lo rendono speciale (un discorso molto simile vale per Batman):

  • L’ Immagine: semplicemente, un Ragno. Il Ragno è un animale familiare eppure per certi versi enigmatico, sinistro, presente anche in alcuni miti (come quello di Aracne). Il Ragno rafforza l’impatto emotivo del personaggio, collegandolo a un archetipo distinto da quello dell’Eroe, e arricchendo la sua capacità simbolica ed evocativa. Non a caso in alcune recenti storie dell’Uomo Ragno gli autori hanno portato in primo piano (forse anche troppo) la componente "Archetipo-Ragno"
  • La Motivazione: l’Uomo Ragno, tra i Supereroi, ha la motivazione meglio precisata, tanto da essere diventata quasi proverbiale: "Da un grande potere derivano grandi responsabilità" è il motto appreso dallo zio la cui morte avrebbe potuto evitare. La componente etica dell’Uomo Ragno ha una forza e un’ "invadenza" uniche, eppure non appare posticcia.
  • Gli Arcinemici: molti nemici dell’Uomo Ragno sono a loro volta esseri legati ad archetipi animali, come Scorpioni, Piovre, Avvoltoi, Rinoceronti, Lucertole, ciascuno dei quali ha una distinta capacità simbolica in antagonismo col Ragno. Gli scontri tra questi personaggi hanno qualcosa di primordiale.

Per tutti questi motivi, un Supereroe riuscito è in grado di toccare molte e diverse corde della psicologia profonda dei ragazzi (e talora degli adulti): è un eroe invincibile, ma anche un essere umano vulnerabile, è l’incarnazione di un potere primordiale e ferino, ma ha anche un’impronta morale molto forte, ha una vita privata come noi ma è disposto a rischiare tutto per il Bene.

Ecco perché, secondo me, certi personaggi dei fumetti sono così radicati nel nostro immaginario personale e collettivo. Ed ecco perché continuiamo ad amarli anche da "grandi"…

Hanno ucciso l’Uomo Ragno!

Molti, se ci fossero molti lettori di questo blog, potrebbero trovare curioso che uno che come me solleva questioni complicate di Economia e Fisica si interessi tanto ai fumetti da insorgere per il fatto che l’editore italiano dell’Uomo Ragno lo ribattezzi col nome inglese Spider-Man.

Un mio amico ha scritto alla casa editrice una lettera (riportata sotto) che sottoscrivo completamente, e che spiega molto bene il mio pensiero. Dato che ho sollevato questo tema, ne approfitterò nei prossimi giorni per un piccolo excursus da Incompetente sul significato dei fumetti dei supereroi, ma ne parliamo prossimamente.

———————————————————————

Premetto che sono un ultratrentennale lettore dell’Uomo Ragno, ho seguito il mio eroe in tante delle sue vicende senza abbandonarlo, compro quasi tutto quello che viene pubblicato, insomma sono un appassionato ultraquarantenne per cui l’Uomo Ragno è un piccolo rito.
 
Mi addolora quindi molto doverlo abbandonare.
 
La vostra scelta di ribattezzare il vostro più glorioso personaggio dei fumetti clonando la dizione americana è un grave errore, una cieca operazione di marketing orientata agli undicenni per i quali l’Uomo Ragno è quello dei film, in sintesi un’offesa alla relazione profonda col personaggio che buona parte del pubblico ha. Io, detto molto pomposamente e presupponendo la dovuta dose di autoironia, non vi riconosco il diritto di "rinominare" pezzi importanti del mio immaginario, e quindi vi lascio.
 
Credo che una simile "decisione", permettetemi la critica, nasca, prima ancora che da semplice avidità commerciale, da una profonda incomprensione della relazione che precedentemente citavo tra il pubblico e un personaggio come l’UR. Per quanto strano possa sembrare, evidentemente non capite appieno cosa avete tra le mani, o non riterreste "conveniente" un’operazione di questo tipo. Per inutile che appaia, provo a spiegarvelo io.
 
Per un ragazzo di oggi, i fumetti non sono la stessa cosa che erano per noi. Peraltro, nel mondo di oggi, un medium come l’albo a fumetti è per se un medium "vecchio stile": unisce il paradosso dell’immagine statica e l’antico supporto cartaceo, è oggetto di collezionismo e memoria, insomma non ha nessuna delle caratteristiche degli strumenti dei ragazzi di oggi. Eppure, i ragazzi di oggi non sono irrimediabilmente diversi da come eravamo noi: essi possono amare i fumetti, ma non e’ un amore necessario: i fumetti non sono per loro un canale primario.

Per la nostra generazione, invece, i fumetti erano necessari. La nostra generazione (i 40-50enni di oggi) ha costruito una parte importante del proprio immaginario sui fumetti, ha visto la nascita della Silver Age dei supereroi, e li ha adottati in un rapporto simbiotico inscindibile. Alcuni di quei personaggi, non molti, sono diventati semplicemente una parte essenziale della cultura e dell’emozione di una generazione. L’Uomo Ragno è il principale di essi, e il più significativo.
 
Quella generazione ha decretato il successo dei supereroi, e ne ha ricavato in cambio un modello per la propria immaginazione. Ancora oggi, quando sono in una riunione interminabile, ho a volte la fantasia di tappare la bocca a qualche noioso con un bavaglio di ragnatela "stile J.J. Jameson". Non posso credere che non sappiate quanti ultratrentenni e ultraquarantenni sono ancora oggi vostri lettori, io mi trovo spesso a scoprirlo tra colleghi e coetanei, con un senso di complicità buffo eppure spiegabilissimo. Credo anche che sappiate e capiate che è questo rapporto, qualitativamente diverso da quello che un normale consumatore ha con un fumetto, che vi sostiene.
Non sono gli undicenni il vosro pubblico chiave: un undicenne può apprezzare l’UR come i Pokemon o le Tartarughe Ninja o, se è una ragazza, le Winx, e cominciare o smettere di leggerli in qualsiasi momento. Per i motivi che spiegavo, un undicenne ha con il fumetto un rapporto secondario, che richiede una mediazione e un indirizzamento. Voi state puntando sui film come mediatori, e vi assicuro che sbagliate in pieno, non perché i film non siano efficaci o le vostre vendite non aumentino dopo un film. Ma perché la vera mediazione del personaggio con i ragazzi di oggi la facciamo noi. Siamo noi quarantenni che trasmettiamo ai ragazzi la passione per i fumetti, e in particolare quella per l’UR, siamo noi che li portiamo al cinema, che gli raccontiamo che cosa significasse l’UR per noi, che gli facciamo vedere i vecchi albi stropicciati e gli regaliamo le nostre collezioni frammentariamente sopravvissute a traslochi e divorzi.
 
Quindi, anche dal punto di vista commerciale, l’identificazione che dovete cercare e mantenere non è con il personaggio dei film. E’ con l’icona del nostro immaginario. Pensate di poterne fare a meno? Secondo me, sbagliate di grosso, commercialmente parlando: la forza del vostro brand non è l’identificazione con quello della casa madre, ma con quello che è nei nostri cuori. Ma il vostro errore è piu’ profondo di un semplice errore commerciale: voi state cercando di fare il restyling di un’icona, e questo non si può. Peggio: non è lecito, perché è nostra, e non vostra; lo dico con autoironia, come dicevo, e contemporaneamente con serietà.
 
Io non sono un ragazzino, sono un Partner di un’azienda di consulenza. Ma quello che vi deve essere chiaro è che io sono un fan dell’UR non nonostante ma proprio perché non sono un ragazzino. Posso smettere di comprare l’UR, mi spiacerà molto ma ho molte centinaia di albi tra cui pescare quando avrò nostalgia. Quello che non posso fare, e non farò, è seguirvi in questa scelta, anzi la contesterò con tutte le mie forze.

Spider-man? Vade retro…

Intromissione fumettistica: la Marvel Italia ha deciso di cambiare il titolo della testata del mio fumetto preferito da "Uomo Ragno" a "Spider-man", con tutta probabilità per usare lo stesso nome dei film.

Lo so, forse è una futilità al quadrato, il titolo di un fumetto, apparentemente è irrilevante anche per molti che leggono il fumetto stesso, figuriamoci se vale la pena di interessarne l’opinione pubblica del Web! Eppure, forse sì.

Da un lato, perché i fumetti (come tutte le cose "frivole") sono una cosa molto più seria di quanto sembri. Dall’altro, perché un nome non è una cosa irrilevante, checché ne dica Shakespeare.

Quindi, io mi impegno a favore del mantenimento del vecchio e glorioso nome dell’Uomo Ragno, e ho stilato una petizione online in questo senso. Vecchi appassionati del Ragno, a me! Vi terrò aggiornati.