La scomparsa del punto e virgola

Questo è il primo post che classifico come articolo (ne ho un po’ da parte, ahivoi). Comincio con uno "leggero"…

Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal.” Ecco, con questa frase comincia un giallo appassionante.

No, “Il fu Mattia Pascal” non è un giallo, nonostante narri vicende sorprendenti e, almeno per alcuni personaggi, misteriose. Il giallo al quale voglio interessarvi è: chi ha ucciso il punto e virgola? Già, perché in questo che è il più importante romanzo italiano del primo Novecento nella prima pagina compare un punto e virgola; nella seconda due, nella terza due, e così via. Era ben vivo il punto e virgola, nel 1904. A ucciderlo non è stato, quindi, Luigi Pirandello.
Prendiamo ora un romanzo di oggi: “Senza sangue”, di Alessandro Baricco: nelle prime dieci pagine, salvo errore, non c’è neanche un punto e virgola. Anzi, sarei sorpreso se ce ne fosse uno in tutto il libro.
Sarà un caso? Provo un altro paio di romanzi recenti: nulla. Voglio fare una controprova: finora ho controllato autori che scrivono con uno stile relativamente simile, frasi brevi, pochi periodi ariosi. Prendo un libro recente di Antonio Tabucchi, uno agli antipodi, con uno stile classico e molto piacevole: “Si sta facendo sempre più tardi”. Uno, nelle prime sei pagine. Un sopravvissuto, di una specie praticamente estinta. Ultima verifica: articolo di fondo del giornale di oggi: neanche un punto e virgola.

Eppure, quando andavo a scuola, era ancora vivo: leggevo Italo Calvino, ad esempio, che, cinquant’anni dopo Pirandello, ne faceva ancora un buon uso. Ed io sono cresciuto convinto che avesse un senso, il punto e virgola. Perché il punto dà il segnale della chiusura di un pensiero, mentre il punto e virgola no, separa due frasi che hanno qualcosa in comune, sgorgano dallo stesso moto di pensiero.
Ma se l’eliminazione del punto e virgola è il segno più evidente, altri indizi ci fanno sospettare un delitto su più vasta scala: la soppressione della punteggiatura. Lo so che virgole e punti sono vivi e vegeti, che i due punti sopravvivono un po’ a fatica, e i puntini di sospensione prosperano; ma sono vuote parvenze dei segni di una volta. Una volta, i segni di interpunzione riflettevano la struttura sintattica di un periodo: le virgole separavano principali e subordinate, e i punti chiudevano un periodo logicamente concluso. Oggi, a me sembra che i segni trascrivano piuttosto le cadenze del parlato, e se queste non coincidono con la struttura, peggio per la struttura.

E c’è chi fa di peggio: mai separare con una virgola soggetto e predicato!

Sono superato, senza speranza? Ho controllato: temo di sì. Nelle cose che scrivo, sia pure saltuariamente, uso il punto e virgola, e anche altri segnali testimoniano impietosamente che sono legato ad una vecchia concezione della punteggiatura.

A questo punto, chiamerei in causa qualche esperto, perché mi illumini: cosa è accaduto? Perché la scrittura sta diventando una specie di trascrizione della lingua parlata, comprese pause brevi, lunghe e sospensioni? O forse abbiamo perso la capacità di pensare (e scrivere) due cose di fila senza fermarci a prendere fiato?