Quattro occhi vedono meglio di due?

Chiuderei l’excursus sul ruolo della Spalla nel Giallo parlando dell’ultima tipologia che ho identificato: il Coprotagonista.

Questa definizione va presa cum grano salis: in un genere così codificato, nessun personaggio può avere uno status pari a quello dell’Investigatore. Quando diciamo che una Spalla funge da Coprotagonista, intendiamo che ha una capacità autonoma di indagine e deduzione, e che le usa all’interno della storia. Non aspettiamoci che dia la soluzione, però: quella è riservata all’Investigatore.

Ovviamente, un Coprotagonista ha una capacità di Elaborazione molto maggiore degli altri tipi di Spalla; inoltre, le sue deduzioni sono in genere più valide. La sua impronta corrisponde al diagramma qui sotto, che evidenzia come si tratti di un personaggio “a tutto tondo”: 

Tra i personaggi che ricadono in questa categoria, ne citiamo due “classici”: l’Ispettore Queen, padre del più famoso Ellery, e Archie Goodwin, indispensabile alter ego dell’ineffabile Nero Wolfe.

Entrambi, come si vede, sono dei professionisti (nella polizia o come detective privati), e male si adatterebbero al cliché della Spalla un po’ tonta e perennemente sbalordita dalle geniali deduzioni dell’Investigatore. E, infatti, l’Ispettore Queen non ha molto a che fare con il classico poliziotto incompetente dei Gialli: è volitivo, efficiente, e capace di sgombrare il campo dall’ovvio prima che il geniale figlio risolva l’enigma di turno (che, nel caso dei romanzi di Ellery Queen di solito sono davvero troppo complicati… non si può pretendere certo che i poliziotti “normali” ne vengano a capo!).

Ancora più determinante è il ruolo di Archie Goodwin, vera anima della coppia. Rex Stout, autore ironico più che “enigmista” classico, trasforma l’Investigatore classico in una sorta di Paguro inamovibile, che ha assoldato un detective della scuola “hard boiled” per fare il lavoro sporco…  cioè praticamente tutto. Archie indaga, litiga con la polizia, fa a botte, seduce le clienti e le sospette, insomma fa più o meno tutto quello che farebbe un Marlowe più spensierato e prudente. Poi, però, a un certo punto della storia Wolfe chiude gli occhi e comincia a muovere le labbra in dentro e in fuori, e allora sappiamo che il colpevole ha i minuti contati.

E’ interessante anche osservare che, a conferma della maggiore “dignità” di questi personaggi, entrambi gli esempi che abbiamo fatto si fregiano anche di aver dimostrato di poter fare a meno dei loro Investigatori (per un periodo Archie addirittura lavora da free lance, e l’Ispettore Queen ovviamente sa fare il suo mestiere anche senza Ellery), ottenendo sicuramente la simpatia dei lettori (e anche dei traduttori, visto che il titolo italiano del romanzo in cui l’Ispettore Queen risolve il suo caso tutto da solo è Complimenti, Mr. Queen!).

Questi personaggi, insomma (e ancor di più altri coprotagonisti, come Donald Lam o le coppie investigative che a volte popolano storie di genere Giallo non “classico”), dimostrano che lo schema dell’Investigatore “solitario” a volte può essere monotono, e che gli Autori hanno cercato il modo di variare un po’ la dinamica del Giallo senza rinunciare alla sua impostazione di base. Ovviamente, la rottura di questo schema è stata portata alle estreme conseguenze con la creazione di tanti sottogeneri del Giallo, meno rigorosi del Mystery classico, ma forse più accattivanti per il pubblico dei lettori moderni. Ma questa è un’altra vicenda narrativa, e io resto fedele al Giallo della prima ora…

Chi trova un Amico…

Tornando al più accessibile (per me) tema del Giallo, stavo esplorando la mia personalissima classificazione delle Spalle dell’Investigatore.

Nel post precedente, ho parlato della categoria dei Testimoni neutri, che ho paragonato un po’ a delle cineprese animate che seguono l’Investigatore. In questo post parliamo invece dell’Amico Ingenuo.

L’Amico Ingenuo (a diversi livelli di ingenuità) è probabilmente la più classica delle Spalle. Oltre a svolgere, infatti, la funzione narrativa tipica della Spalla, è in genere anche il narratore della storia, e la sua ingenuità ha l’effetto di ridurre il senso di inadeguatezza del Lettore, che quasi sempre riesce a capire cose che alla Spalla sfuggono, e quindi a sentirsi più intelligente della Spalla, mentre l’Investigatore, nella sua aura superomistica, rimane inarrivabile anche per chi, come l’Amico di turno, è la persona a lui più vicina. Se non “ci arriva” lui, che lo conosce meglio di tutti, siamo giustificati anche noi, no?

Rispetto al Testimone, inoltre, l’Amico Ingenuo ha anche la caratteristica di poter essere meglio utilizzato per portare il Lettore fuori strada (la funzione che abbiamo chiamato di Diversione): la personalità dell’Amico, infatti, è di solito studiata in modo da risultare meno scostante e bizzarra dell’Investigatore, e mentre quest’ultimo è ovviamente parco di indiscrezioni sui suoi processi mentali, l’Amico non manca di esternare al Lettore le proprie impressioni e deduzioni (quasi sempre errate, ovviamente…).

Non a caso, gli esempi forse più famosi di Amico sono il Dr. Watson, memorialista e compagno d’avventure di Sherlock Holmes, e il Capitano Hastings, Spalla prediletta di Hercule Poirot; e forse anche grazie alle loro Spalle Holmes e Poirot sono i due più famosi Investigatori della storia del Giallo. Queste due coppie investigative sono così ben conosciute che mi asterrei dal riportare esempi dell’importanza di queste Spalle nei successi dei romanzi di Conan Doyle e della Christie. Mi accontenterei di riportare di seguito il mio diagramma dell’impronta narrativa di un Amico Ingenuo, e di citare lo stesso, inarrivabile, Holmes nel commentare la funzione di Interlocuzione di questo tipo di Spalla: “Alcuni individui, pur senza possedere il genio, hanno il notevole potere di stimolarlo. Confesso, mio caro amico, di essere molto in debito nei suoi confronti!” Forse è vero del personaggio Holmes, ma il debito più grande verso il modesto Watson e verso tutti i suoi epigoni è quello dell’Autore…

L’impronta del Testimone

Riprendiamo il discorso del precedente post sul ruolo della Spalla dell’Investigatore, concentrandoci ora sui diversi tipi di Spalla presenti nel Giallo classico.
In effetti, il ruolo di Spalla è stato affidato dai diversi scrittori del genere a personaggi diversissimi. Mentre, specie nel Giallo dell’età d’oro, esiste un cliché dell’Investigatore, ispirato dagli antesignani Dupin e Holmes, non esiste una Spalla “tipica”; tuttavia, proveremo a classificare le Spalle in categorie, evidenziandone le differenze in base alle diverse funzioni narrative che abbiamo visto che esse svolgono (Selezione, Diversione, Interlocuzione, Elaborazione).
Le categorie che vi propongo (per ora…) sono:
  • Il Testimone;
  • L’Amico Ingenuo;
  • Il Coprotagonista.
Il Testimone è il prototipo di Spalla, visto che accompagna la nascita stessa del Giallo. Infatti, come per molti altri, questo importante costituente del genere fu inventato da E. A. Poe. Un Testimone è il tipo più semplice di Spalla: è un osservatore sostanzialmente passivo, che impersona quasi perfettamente la telecamera di cui parlavo, ossia il punto di vista di cui l’Autore ha bisogno per esporre i fatti al Lettore; non a caso, in genere il Testimone è anche il Narratore della vicenda. Il Testimone non interviene mai nei fatti, e la sua presenza è quasi inavvertibile (in effetti, in un certo senso la avverte solo l’Investigatore, che ha bisogno del Testimone come “sponda”: si potrebbe quasi dire che il Testimone sia invisibile a tutti tranne che all’Investigatore).
L’impronta caratteristica di un Testimone è quella della figura sotto: si tratta di un soggetto che osserva in modo obiettivo i fatti, semmai evidenziando quelli su cui si sofferma l’attenzione dell’Investigatore, consentendo di tanto in tanto a quest’ultimo di esporre qualcuna delle sue teorie o delle sue idee.
 
Alcuni esempi di Testimone sono tra le primissime Spalle della storia:

1.       L’Anonimo compagno di Auguste Dupin (E. A. Poe):

Straordinario, e secondo me unico nella storia della letteratura, è l’atto creativo con cui Poe seppe creare un intero genere letterario in tre soli racconti, tracciandone i lineamenti con la stessa stupefacente completezza con cui un neonato riproduce in piccolo le membra di un adulto. L’intuizione del Testimone che svolge il ruolo di narratore in prima persona è, come abbiamo visto, tutt’altro che secondaria; ma Poe ha anche ideato altri “luoghi classici” del genere, a partire dall’Investigatore dilettante, al messaggio misterioso, fino al “mistero della Camera Chiusa”, che è un altro dei capisaldi del genere (magari ne riparleremo, ho un vecchio articolo sull’argomento da qualche parte).
Il Testimone di Poe è così tipico da essere addirittura privo di nome. Eppure, la sua presenza è tutt’altro che superflua, soprattutto nell’Interlocuzione come vediamo subito con qualche esempio:
§         Selezione: ne ”Il Mistero di Marie Roget”, il nostro Testimone è addirittura incaricato da Dupin di raccogliere le informazioni del caso per suo conto. Dupin si basa infatti sui resoconti dei giornali (e in realtà Poe si riferisce agli articoli su un caso reale, di cui in questo racconto volle dare la sua soluzione, in un gioco tra realtà e finzione) per ricostruire la soluzione del mistero. Ovviamente, in questo caso la selezione è appunto da testimone impersonale, basata su documenti e resoconti altrui.
§         Interlocuzione: ne “Gli Omicidi della Rue Morgue”, Dupin si esibisce in un “numero” che sarà poi replicato da Sherlock Holmes: dedurre i pensieri della sua Spalla dal susseguirsi delle sue espressioni e dei suoi movimenti. Ne “La Lettera Rubata”, l’intera spiegazione finale è un dialogo a due tra il Testimone e Dupin (o, meglio, un monologo di Dupin reso possibile dalla presenza dell’amico).

2.       Van Dine (S. S. Van Dine):

Uno dei primi Investigatori dopo Holmes fu Philo Vance, protagonista dei romanzi di Willard Huntington Wright, che nelle sue avventure è accompagnato da un Testimone che almeno ha un nome, Van Dine (per la verità, Vance ha anche un’altra Spalla, il procuratore distrettuale Markham, ma Van Dine incarna meglio il punto di vista neutrale). Anzi, Wright firmò i suoi romanzi appunto con lo pseudonimo di S. S. Van Dine, forse per rendere più reale questo silenzioso personaggio, che è forse il più vicino all’impalpabile amico di Dupin. Vediamolo all’opera (si fa per dire):
§         Selezione: ne ”La Strana Morte del Signor Benson”, Van Dine accompagna Vance nel sopralluogo nella stanza della vittima. Nel descrivere l’ambiente, a un certo punto ci dice che “sul cassettone era stato deposto un parrucchino lavorato a perfezione. Quest’ultimo oggetto attrasse Vance che si accostò per guardarlo da vicino”. Ecco che il nostro Testimone seleziona e sottolinea un oggetto, non in base all’impressione che lui stesso ne ricava, ma in base all’attenzione dell’Investigatore. Il significato di questo particolare sarà ovviamente chiarito da Vance; qui c’è anche un minimo di diversione: la fattura del parrucchino è irrilevante, e guardarlo da vicino non serve a nulla ai fini della comprensione del significato dell’indizio.
§         Interlocuzione: a parte le occasioni in cui la presenza di Van Dine consente a Vance di dilungarsi in qualcuna delle sue insopportabili teorie estetiche o filosofiche, Van Dine ha anche la funzione di cogliere stati d’animo o impressioni di Vance. Ne “La Fine dei Greene”, a un certo punto il nostro Testimone ci informa che “Vance si alzò presto, e dalle sue frasi smozzicate capii che era molto preoccupato”. Nel caso de “La Canarina Assassinata”, un mattino Vance spiega a Van Dine che “Per quanto una donna sia riservata, c’è sempre qualcuno a cui ella apre l’anima sua”; Vance deduce che la povera Canarina aveva un’amica del cuore, e si dedica a “chercher la femme”. Trovatala, ha un colloquio con lei presente Van, al quale Vance manifesta poi tutta la sue allegria perché la fanciulla “è stata una miniera di informazioni”. Ecco un’altro caso in cui l’esistenza di Van Dine permette a Vance di dirci qualcosa.
Tuttavia, i Testimoni sono personaggi deboli, e poco interessanti per i lettori. Nella maggioranza dei casi, gli Autori opteranno per Spalle più… robuste. Ma ne parliamo nel prossimo post a tema Giallo.

Vieni avanti, cretino…

Torniamo al Giallo, anzi al Giallo per antonomasia, quello classico che gli anglosassoni chiamano Mystery. In questo post analizzeremo in particolare la figura della Spalla del detective.
Cosa caratterizza la Spalla in un romanzo giallo? E perché è così diffusa?
Sì, le Spalle sono molto frequenti nel Giallo classico, e ce ne sono di molto diverse, tanto che sembrerebbero non avere nulla in comune: cosa accomuna l’ingenuo capitano Hastings con il playboy Archie Goodwin, o l’impalpabile Van Dine con il volitivo ispettore Queen?
 
Per capirlo, bisogna tornare alle caratteristiche narrative del Giallo. Sappiamo che l’ignoranza del Lettore è l’elemento chiave del Giallo, la sua ragion d’essere, e che lo scopo del Lettore è la ricostruzione del codice del “messaggio narrato” a partire dal testo stesso. Strutturalmente, dunque, un Giallo è un testo nel quale:
  • Viene narrata una vicenda “a chiave”;
  • La soluzione è esposta nel finale del testo, da parte del Detective, alter ego dell’Autore, che dimostra che tutti gli elementi della chiave erano esposti nel testo;
  • A questo scopo, è dunque necessario che il Detective e il Lettore abbiano le stesse informazioni. In base alle “regole del gioco” qualsiasi informazione nota solo al Detective e non al Lettore, oppure nota al Lettore e non al Detective, non può essere rilevante ai fini della soluzione: è destinata ad essere eliminata nell’operazione di “compressione” del testo da cui si ricava la soluzione;
  • D’altra parte, il piano narrativo della vicenda non può coincidere con il punto di vista del Detective, che deve rimanere rigorosamente nascosto al Lettore. Il Lettore deve venire a conoscenza degli stessi fatti noti al Detective, ma non deve conoscere nessuno dei pensieri del Detective;
  • Ecco che quindi si delinea come il punto di vista del Lettore (e quindi della narrazione) debba coincidere con una sorta di telecamera virtuale che accompagna passo passo il Detective.
Possiamo insomma dire che la Spalla rappresenta una personificazione del punto di vista di questa telecamera: è un espediente narrativo che trasforma in personaggio un punto di vista virtuale, con numerosi vantaggi per l’Autore, che in questo modo può ottenere alcuni effetti fondamentali per la narrazione:
  • Selezione: quasi sempre, gli indizi chiave sono notati anche dalla Spalla, o direttamente, o osservando che il Detective si sofferma su di essi. È raro che in un Giallo ben costruito la chiave risieda in un indizio al quale non si è dato nessun rilievo.
  • Diversione: se la Spalla quasi sempre aiuta a mettere in evidenza gli indizi chiave, ha anche spesso la funzione di generare falsi indizi, o interpretazioni errate di indizi autentici.
  • Interlocuzione: la Spalla svolge spesso la funzione di permettere al Detective di avere un interlocutore, e di manifestarsi come personaggio. Cosa sapremmo di Sherlock Holmes, se non fosse per le sue conversazioni con Watson? A chi Nero Wolfe permetterebbe di disturbare il silenzio del suo studio, se non ad Archie Goodwin?
  • Elaborazione: mentre la narrazione procede, il Lettore si forma delle ipotesi di lavoro, che però ovviamente non possono essere messe a confronto con quelle del Detective. La Spalla invece esprime liberamente le proprie riflessioni, che possono servire al Lettore per confrontarsi con un “comune mortale”, e anche per scartare soluzioni intermedie (in fondo, le ipotesi della Spalla non possono essere giuste…).
Per tutti questi motivi, non è sorprendente che spesso la Spalla funga anche da Narratore in prima persona della storia; tuttavia, l’entità degli effetti narrativi affidati alla Spalla è molto variabile in funzione del tipo di Spalla prescelto dall’Autore. I diversi tipi di Spalla e le loro rispettive funzioni narrative saranno argomento del prossimo post a tema giallo.