In carrozza…

Bene, riprendo da qui e provo a cominciare l'itinerario che mi sono proposto nell'ultimo post programmatico: riannodare le considerazioni a carattere economico fatte in questo blog e cercare di costruirne un arazzo che, visto dal recto, componga una figura almeno in qualche modo riconoscibile. In questo percorso, che tanto per essere chiaro non è ancora tracciato nella mia mente, potrò incontrare temi da approfondire (ossia sui quali non ho conoscenze sufficienti né opinioni ben formate), e nel caso li segnalerò e mi soffermerò su di essi per quanto ne sarò capace.

Per cominciare, è necessario chiedersi cosa sia l'Economia. Dice Wikipedia che l'Economia Politica è «la scienza che studia il comportamento umano come relazione tra fini e mezzi scarsi suscettibili di usi alternativi», e questa definizione, se interpretata secondo una certa chiave di lettura, mi piace, anche se lascia fuori qualcosa che per me è invece centrale. Mi piace perché chiarisce subito che l'Economia esiste in quanto le risorse a disposizione in qualunque comunità umana organizzata sono scarse. Questo è il primo e fondamentale punto di partenza: in nessun ragionamento economico è lecito dimenticare la limitatezza delle risorse, in primo luogo naturali, come le materie prime, l'energia, lo spazio e le risorse ambientali in senso ampio, e poi quelle più distintamente "economiche", come la manodopera o il capitale.

Inoltre, mi piace il riferimento ai fini. Anche in questo caso, si tratta di un'osservazione apparentemente ovvia: è chiaro che gli uomini, anche visti in una prospettiva economica, agiscono in vista di fini. Ma, tanto per usare parole mie, ci tenevo a sottolineare che l'Economia studia come usare le risorse disponibili in vista di fini esterni all'Economia stessa, fini ai quali essa, come disciplina "tecnica", deve essere subordinata.

Cosa manca? Ovviamente, la definizione di questi fini. Per il fatto stesso che le risorse disponibili per perseguirli sono "scarse", non è possibile "spenderle" a piacere per qualsiasi fine: è necessario stabilire se debba esistere una gerarchia di fini, o un modo per selezionare, equilibrare, controbilanciare i fini (o, in termini più concreti, gli obiettivi) dell'azione economica. Questo, se visto su scala collettiva e non individuale, è un tema squisitamente politico, e quindi non ha una soluzione unica; tuttavia è importante tenerne conto, perché è quello che in altre parole viene chiamato, con espressione leggermente inquietante, il primato della Politica. E' infatti la Politica il "luogo" dove si compongono gli interessi e quindi si concordano gli obiettivi su cui si impegna la comunità e gli spazi lasciati alla libera iniziativa degli individui, e si definiscono le priorità. Queste priorità e questi obiettivi devono poi essere posti a guida dell'azione economica; come corollario, non esistono "valori" interni all'Economia. Proviamo a chiarirlo con un esempio: un sistema economico è come un motore a scoppio.

Chi disegna il motore potrà porsi l'obiettivo di privilegiare la potenza, o l'elasticità, o l'affidabilità, o il risparmio di carburante, o un compromesso tra questi parametri.
Quale o quali siano i parametri obiettivo ovviamente non è l'ingegneria motoristica a dirlo, ma "valori" esterni ad essa, dipendenti dalla "comunità" cui il motore è destinato (i motori progettati per la Formula 1 dovranno rispondere a "valori" ben diversi da quelli progettati per i neopatentati di un paese in via di sviluppo). Una volta fissati gli obiettivi, il motorista disegnerà il motore più efficiente possibile nel perseguirli. Naturalmente, ci saranno delle soluzioni che, per la loro efficienza, saranno utilizzate in molti motori diversi, tanto da diventare quasi "ovvie". Ma queste soluzioni non devono essere confuse con gli obiettivi: lo scopo di un motorista non deve essere di fare un motore a 16 valvole, o usare un particolare materiale per i pistoni.

Analogamente, lo scopo della governance dell'Economia non deve essere di realizzare un "mercato perfetto", o tutelare la "libertà d'impresa". Le caratteristiche di un sistema economico non hanno un valore in sé, ma solo in quanto sono funzionali agli obiettivi che la comunità si fissa; se, per assurdo, l'abolizione della proprietà privata fosse efficace per i fini della comunità, sarebbe giusto e logico abolire la proprietà privata e ricorrere a un modello economico comunista. Se invece (come io credo) gli esseri umani danno un valore speciale al possesso esclusivo di beni, e questo possesso fornisce loro un incentivo in assenza del quale lavorano male e sono insoddisfatti, allora possiamo dire che la proprietà privata è efficace, e che il comunismo non funziona, il che è ben diverso dal dire che qualunque sistema economico deve essere basato sulla proprietà privata perché quest'ultima è desiderabile a priori. Questo esempio, volutamente estremo, serve a chiarire che a mio modo di vedere l'Economia non deve mai dimenticare che non ha scopi suoi propri e che deve riconoscersi come disciplina "ingegneristica" che studia un apparato da ottimizzare e non come disciplina generatrice di valori e fini. Naturalmente, volendo parlare di problemi economici concreti, sarà necessario forse "entrare nel merito" e cercare di definire degli obiettivi per l'azione economica, ma non dimenticando nel fare ciò che si sta facendo un'operazione politica.

Infine, aggiungerei che secondo l'approccio che mi interessa l'Economia non è una disciplina descrittiva: proprio perché essa studia un meccanismo di cui tutti noi facciamo parte, credo non si debba dimenticare che un dato sistema economico è frutto dell'organizzazione sociale, e non un dato "di natura". Anche il laissez faire è una politica economica, tanto "interventista" quanto qualsiasi altra, visto che consiste nel lasciar agire la dinamica di mercato una volta appunto costituito il mercato e fissate le regole per operare in esso, che è un modo come un altro per "costruire il motore".

Per ora, basta così. Le considerazioni fatte sono probabilmente ovvie, o a me piacerebbe che così fosse, ma, tanto per chiarezza, valeva la pena scriverle.

3 pensieri su “In carrozza…

  1. Scusa l’ingenuita`, ma, per il primo punto non e` forse vero che il primo motore di un’economia almeno primitiva e` proprio l’esubero di produzione?

  2. Ma quando si parla di “risorse scarse” si intende che complessivamente ci sono più bisogni/desideri che risorse per soddisfarli. Poi se non erro la teoria classica dell’Economia prevede che ogni comunità/stato produca un surplus di beni di uno specifico tipo (in funzione della maggiore competitività specifica) commerciabili con altre comunità, ma quando si parla di surplus si intende rispetto alla capacità di assorbimento del mercato (ossia di chi ha i soldi per comprarlo, quel prodotto…)

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