Il Vero e l’Utile

Rara nota autobiografica: stasera sono stato a una breve conferenza sui tarocchi, tenuta da un’amica. Ne approfitto per tornare da una prospettiva un po’ diversa su un punto che ho già toccato in altre occasioni.
Inutile, per chi mi conosce ma anche per chi segue questo blog, dire che io ai tarocchi non credo affatto. Non credo all’astrologia, all’ "I Ching", alla medicina omeopatica, agli UFO (con qualche dubbio in più). E, se è per questo, non credo alla religione cattolica, all’animismo, a Gaia, ai poltergeist, alla metempsicosi. Non credo insomma, e sono convinto che ci siano eccellenti ragioni per non credervi, né ai fenomeni "terreni" del repertorio irrazionalistico né a quelli più o meno metafisici.

Eppure, viene da pensare partecipando a un incontro come quello di oggi, ci sono persone perfettamente intelligenti che a queste cose credono. Come mai?
Certo, potrei cavarmela seguendo il manuale, e dire che le persone hanno bisogno di credere in qualcosa che "fornisca senso" alle fredde e deterministiche leggi naturalistiche, e "inventano" queste credenze. E’ sicuramente una lettura corretta, ma parziale.

Il punto è che una cosa è il Vero, e un’altra è l’Utile. Intendo qui, per Utile, ciò che è funzionale al benessere di una persona, che la sostiene, la migliora, la rafforza, la orienta. Utile non in senso "gretto" di contabilità spicciola, ma nel senso migliore, di crescita e arricchimento, di realizzazione. Mi rendo conto che è un cattivo uso del termine, ma vorrei evitare parole ancora più controverse come "Bene".

Per gli antichi, era quasi un postulato che le due cose andassero insieme. Tutta la filosofia socratica si basa sul raggiungere l’Utile attraverso la comprensione del Vero. Lo stesso termine "Filosofia" evoca un’unità di principio tra Conoscenza e Saggezza, tra il Vero e l’Utile. Non si cercava il Vero di per sé: si cercava il Vero in quanto intrinsecamente funzionale e finalizzato all’Utile, l’autentico scopo, la "Saggezza/Sapienza" che si desiderava.
Non so quando l’Uomo si sia reso conto che questa unità era un’illusione; quasi certamente, dopo la messa a punto del metodo scientifico. Forse dobbiamo arrivare fino a Cartesio per prendere consapevolezza che il Vero non è il mezzo per giungere all’Utile, ma ha una sua autonomia, e che la disciplina che ricerca il Vero non può essere la stessa che ricerca l’Utile.

Ebbene, la disciplina che ricerca il Vero oggi è la Scienza. La Scienza, a differenza della Filosofia intesa in senso antico come la ricerca dell’Utile, si è data un Metodo, e grazie ad esso ha fatto passi da gigante. Non sempre la Scienza ha le spiegazioni giuste, e il suo Vero è sempre "probabilistico"; ma, su questa Terra, non ce n’è un altro. Abbandonato l’Utile, la Scienza ha in cambio raggiunto lo status di unica autorità accettabile per dire cosa è vero e cosa non lo è; qualunque credenza contrasti con la Scienza (non con una specifica e contingente teoria scientifica, ma con il Metodo Scientifico) è ipso facto Falsa. Mi rendo conto che si tratta di un’affermazione forte, ma è un risultato ineludibile e prezioso della nostra evoluzione culturale.

Eppure, separare il Vero dall’Utile non è senza rischio. I seguaci del Vero rischiano continuamente la "sindrome di Frankenstein", la scoperta di titanici mezzi privi di un fine, l’isolamento in un laboratorio sempre meno vicino alla vita di tutti.
Dall’altra parte, la ricerca dell’Utile, senza il Vero a sorreggerla, si disperde in improbabili rivoli, e la Filosofia più austera finisce accanto al New Age tanto nelle librerie quanto nei discorsi di chi, ritenendosi libero dall’obbligo di attenersi al Vero, esplora le strade più bizzarre per raggiungere una condizione di armonia spirituale. Chi si pone in questa condizione è particolarmente vulnerabile, e la ricerca di un Utile senza Vero è all’origine delle principali forme di manipolazione delle persone. Inevitabilmente noi seguaci del Vero ne diffidiamo, ma è necessaria per molti, ché pochi sono quelli per cui il Vero è premio in se stesso.

Ecco, io credo che i Tarocchi siano certamente non Veri, ma altrettanto certamente Utili per alcuni, se fatti in un certo modo. E come sarebbe sciocco, per chi nei Tarocchi "crede", volerne dedurre la validità "epistemologica" dal fatto che tante persone si riconoscono nei loro responsi e ne traggono giovamento, allo stesso modo sarebbe miope, per chi ne riconosce la Falsità irredimibile, volerne dedurre la vanità. I Tarocchi non sono Inutili, così come non lo sono le Religioni: l’Utilità non è un concetto assoluto, ma esistenziale, ed è definibile solo relativamente a una specifica persona in un determinato momento. Le credenze False, e le pratiche su di esse basate, sono pericolose in quanto possono rappresentare la base per l’inganno e la manipolazione, ma di per sé possono essere adattive, e proficue.

Evitiamo quindi l’errore di voler far giudicare il Vero dal Filosofo (o dallo Psicologo), e l’Utile dallo Scienziato. Finiremmo come in quella barzelletta, dove all’Inferno i cuochi sono Inglesi, i poliziotti Tedeschi, i meccanici Francesi, e gli Italiani organizzano il tutto…

15 pensieri su “Il Vero e l’Utile

  1. Avando partecipato allo stesso incontro e condividendo l'assoluto scetticismo sulle credenze associate a astrologia e tarocchi, ritengo  che i loro  significato  sia puramente strumentale, ovvero che abbiano una funzione, per argomenti certamente non soggetti a  pretese di scientificità, utile a favorire l'emergere di pensieri, emozioni, sentimenti che altrimenti il soggetto può far fatica a focalizzare. Questo mette ovviamente il tutto nelle mani della morale di chi sta dall'altra parte del tavolino. Quindi come in tantissime cose (medicina, informatica, amicizia, amore… a volte anche nella scienza) dipende molto da con chi hai a  che fare :).Un piccolo appunto  per te che ami la precisione: "qualunque credenza contrasti con la Scienza (non con una specifica e contingente teoria scientifica, ma con il Metodo Scientifico) è ipso facto Falsa" è una affermazione incauta: per quanto ne sappiamo noi, il cervello di chi legge i tarocchi e quello di chi se li fa leggere potrebbero essere legati da interazioni scientificamente spiegabili ma ad oggi del tutto sconosciute(fare previsioni nette sul futuro è una pratica scientificamente pericolosa); io direi meglio è ipso facto non asssociabile oggi con nessuna pretesa di scientificità.

  2. In effetti, credo sia meglio precisare:il metodo scientifico consta, a mio modo di vedere (ma non credo di sbagliare) di due componenti:1-  una che definisce dei criteri di osservazione. In base a essa, per semplificare, si decide se una cosa "succede o no". Quello che soddisfa questi criteri puo' essere considerato un "fenomeno osservato", o, parlando superficialmente, un "fatto vero".2- una che, sulla base delle evidenze raccolte grazie alla componente precedente, definisce dei criteri di valutazione delle possibili "spiegazioni teoriche" di quello che succede. Quello che soddisfa questi criteri puo' essere considerato una "teoria accettata".Per un pervicace fraintendimento, spesso quando si parla di una "credenza antiscientifica" si intende una credenza che non sia sostenuta da una teoria che abbia superato il "filtro" 2.Il vero problema, invece, e' il filtro 1.Se fosse possibile dimostrare mediante un esperimento controllato (ad esempio un doppio cieco con estrazioni casuali) che i Tarocchi funzionano, ossia che esiste un "fenomeno osservato" di corrispondenza tra estrazione e dati biografici reali del consultante, quand'anche non spiegato, questo non sarebbe antiscientifico. Se invece facendo un esperimento del genere si osservasse (come mi aspetterei con quasi totale certezza) che le estrazioni sono casuali e i contenuti delle carte estratte statisticamente non diversamente correlate alle biografie rispetto a estrazioni di confronto effettuate al computer, allora credere nei Tarocchi sarebbe antiscientifico, e inesorabilmente Falso.Ovviamente, chi fa i Tarocchi non ha nessun interesse a un esperimento simile, e chi fa lo scienziato si preoccupa d'altro che non dei Tarocchi. In assenza di "fenomeni osservati", quindi, io non credo nei Tarocchi (ma non ho scritto che li considero dimostratamente Falsi, leggi bene); chi ci crede usa criteri evidentemente non scientifici, e, anche se non si puo' affermare con certezza che crede il Falso, sta sicuramente usando un crtierio errato per la determinazione del Vero.

  3. bisogna distinguere, amico mio, tra i due sistemi che operano e cooperano al funzionamento della nostra macchina umana: quello cognitivo e diretto all'esterno e quello di mantenimento dell'integrità e della funzionalità del sistema che è diretto all'interno e per necessità ineludibili di funzionamento indipendente, non può essere sottomesso al sistema cognitivo. Il primo governa la scienza, il secondo, razionale e concreto e sceitificamente studiabile e spiegabile (anche se ne sappaiamo ancora poco) esattamenete e più dell'altro, mantiene insieme la nostra, come dire , la nostra anima mortale, e si serve di tutto, cinicamente, per raggiungere questo scopo. Anche dei Tarocchi. Tutto quanto è utile va bene per mantenere in equilibrio questo sistema così fragile e così efficacemente  organizzato. Vero, falso, fantasioso, se serve va bene. Se può rassicurarci e convincerci a correre incontro alla distruzione certa e inevitabile col sorriso sulle labbra e la felicità nel cuore, va bene. E' chiaro che deve comprendere una buona quota o di saggerzza e di q. Se qualcuno ci ha costruiti era un pragmatico della prima ora, e se invece ci siamo fatti un passo per volta dalle stringhe in sù, ebbene, quanto è bello, no?

  4. contionuo: è chiaro che quel che ci rende sereni nonostante la realtà può essere o una dose di saggezza e di equilibrio grandissima, da vero saggio, da seguace del Tao, da mistico immanente, oppure una buona dose di fiaba. Fiaba, Ottonieri, la gioia dell'infanzia umana. Tarocchi, oroscopo, amore eterno, vita oltre la vita, spiriti, immortqalità dell'anima, il sert completo. Oppure, in alternativa, la disperata ma estasiata ammirazione per la Realtà. UIna religione, la nostra, con pochi adepti, ma un'ottima compagnia.

  5. Ovviamente, Filippo, non si intendeva propugnare la scientificità dei tarocchi, ma porre attenzione su una eccessiva radicalità della affermazioni. Per essere più chiaro, supponiamo che a fine ottocento si fosse assistito e documentato al di là di ogni possibile dubbio un evento quantistico macroscopico (cosa come sappiamo non impossibile ma solo molto improbabile). Questo passerebbe il filtro 1 ma non il 2 (rispetto al metodo scientifico e alle teorie scientifiche del tempo, quello che tu forse chiameresti il "Vero" in quel punto dello spaziotempo). Il mondo scientifico avrebbe dovuto accettare il miracolo, o parlare di evento non spiegabile con le conoscenze del tempo (tra l'altro il criterio 1) non rappresenta quello che invece tratti dopo, ovvero il verificarsi di fenomeni all'interno di condizioni controllate). Pertanto quello che si voleva dire è che rimane aperta la possibilità che interazioni su livelli non noti o non misurabili della "realtà fisica" facciano deviare il processo interattivo della lettura dei tarocchi dalla casualità pura. Questa situazione è ascientifica, ma non falsa (come sarebbe se si dicesse che la mano di Dio guida la scelta dei tarocchi). C'è un altro punto sul quale occorre avere cautela: si sta parlando dell'interazione tra sistemi cerebrali umani: ne esistono circa 6 miliardi, con svariati livelli di funzionalità. Questo numero, pur condividendo fisica, biochimica e struttura di massima, sono tutti diversi l'uno dall'altro: fare affermazioni nette su quello che TUTTI questi sistemi sono in grado di fare (o non fare), pur rimanendo nel campo delle interazioni ad oggi scientificamente consentite, è non del tutto giustificato.

  6. Mhhh, caro Utan, il tuo esempio non mi convince molto. Non ti pare che l'esperimento di Michelson e Morley sia stato proprio qualcosa del genere? Ma la comunità scientifica non s'inchinò al miracolo; elaborò espedienti per salvare l'etere e infine produsse la relatività.Comunque anche tu saresti utile al CICAP: un po' di sano possibilismo smuove le acque.

  7. un amico mio, anzi il mio vice pres dell'ordine, sostiene che in medicina generale tutto quel che non misuriamo non esiste. Capisco che si tratta di una posizione piuttosto radicale, ma non priva di fascino. Gigi non sostiene che non esistano comunicazione, interazione eccetera, è anzi un attivo organizzatore di incontri di formazione su questi argomenti, piuttosto è un galileiano: misurare ciò che è misurabile e cercare di rendere misurabile ciò che non lo è. Cercare, perché mica sempre subito subito ce la si fa…. Ma piuttosto vuole sottolineare che se non cerchiamo di far rientrare in qualche modo nella rilevabilità e nella misurabilità questi temi non possiamo parlarne in modo scientifico. Insomma, la medicina come scienza confina con la medicina come religione sciamanica. e confina con l'occulto, per definizione. L'utilità della fiaba per il funzionamento umano.Ma resta il fatto che se anche la scienza non copre tutto, per ora almeno,tuttavia quel che riesce a coprire riesce anche a verificare ed è la sola a poterlo fare.Che poi, per capirci, a me i tarocchi piacciono, mi piace come me li legge Camel e mi piace pure farli io,quando sono particolarmente ludica e comunicativa.

  8. max, tesoro, e basta cicap per favore, tanto non ci veniamo, a malapena riescono a sopportare te, figurati se arriviamo in massa….

  9. Carissimo Mancoverto ( 😉 ) l'esperimento dell'etere come controesempio non mi convince: esso ha dimostrato che l'etere (per semplicità) non esiste, e l'etere era un costrutto posticcio, una ipotesi non sostenuta da alcuna osservazione. Non ha messo in luce un "fatto vero" del tutto incompatibile con "il Vero" scientifico corrente come sarebbe stato un evento quantistico macroscopico che so, nel 1890. Sono convinto del resto che la scienza non si sarebbe arresa, il punto che sollevo è relativo alla definizione, a mio avviso radicale, data da Filippo alle categorie "Vero" e "Falso". Visto che parliamo di cicap e di tarocchi ho molto aprezzato il "Manuale di cold reading", edito appunto dalla benemerita istituzione. A presto.

  10. Ma come! Cosa ci poteva essere di più "Vero" dello spaziotempo newtoniano!O anche del "Vero" che se hai un'onda questa si propaga in un mezzo!

  11. C'è poi da dire che c'è uno iato incolmabile fra il "vero" dell'esperienza soggettiva e il "Vero" scientifico.Non c'è neanche bisogno di parlare di anime o di dei. A parte il problema del solipsimo, per cui tutti i nostri esperimenti possono essere semplici parti del Sogno, bastano i colori. Già Locke metteva in rilievo che probabilmente è impossibile sapere direttamente se il rosso che vedo io è lo stesso rosso che vedete voi. Eppure il mio rosso è reale, realissimo."Soggettivo" non è sinonimo di "arbitrario"; ci sono esperienze soggettive impenetrabili all'indagine scientifica, almeno per adesso.

  12. Caps, delizia, capisco che preferite fare i vostri giochini invece di smascherare i giochetti dei ciarlatani (e ce n'è tanti, di tutte le misure…).

  13. @Max: il "rosso che vedi tu" è detto Quale dai filosofi della mente, e ci sono ampie controversie in materia. Se ricordo bene, una posizione che mi sembra ragionevole e' che i Qualia non siano altro che il modo in cui noi percepiamo una nostra disposizione, e che quindi siano da trattare in termini funzionali (in sostanza, i Qualia sarebbero "riducibili"). Ma è roba che ho letto molto tempo fa, Dennett o Churchland. Ovviamente un pomposo cretino come Searle la pensa in modo opposto.@Anon: sono stato effettivamente radicale, ma forse non nel senso che hai inteso (o che io intendere tu aver inteso). Quello che ho detto, in sostanza, è che se parliamo di "Vero" come di "corrispondente a quanto siamo in grado di percepire della realtà esterna" (e per favore non entriamo in una disputa sull' "esistenza" di detta realtà), allora "Vero" e "Vero scientifico" non sono due categorie distinte e potenzialmente concordanti ma esattamente la stessa.Qualunque affermazione che contrasti con una osservazione che goda dello status scientifico di "Vera" è "Falsa". Poi potrà essere psicologicamente, antropologicamente o metafisicamente rilevante, ma Falsa resta. E di questo non ha senso discutere più di tanto.

  14. E' Dennet. Filippo, non è in discussione la realtà, che gode di ottima salute a prescindere dalle nostre opinioni in proposito, ma le conseguenze logiche del metodo che hai tratteggiato. Sono perfettamente concepibili eventi scientificamente "Veri" in contrasto completo con il "Vero" scientifico corrente, semplicemente in quanto al di là dell'ambito delle capacità sperimentali del momento storico corrente.La divergenza di opinioni dipende dall'aver adottato, mi sembra, per il tuo ragionamento sul "Vero" la maglia molto ristretta della "scienza sperimentale", ma questo non offre alcuna giustificazione alla affermazione "Qualunque affermazione che contrasti con una osservazione che goda dello status scientifico di "Vera" è "Falsa""; al più si può dire,  mantenendosi coerenti, che è al di fuori dei alcuni dei criteri adottati per definire una verità scientifica (e mi sto qui riferendo non ad una bizzarra teroria esoterica, ma a un fatto completamente e scientificamente osservato, ma ahimè unico, almeno per quanto possono osservare gli scienziati disponibili al tempo). 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...