Le città, mostruosità ingovernabili o modello di interazioni “peer-to-peer”?

Dunque, facendo seguito ai post precedenti, sono ancora debitore dell’ultimo tratto di strada da fare nel commentare le interessanti notazioni del fisico Geoffrey West sui rapporti matematici che si osservano in natura, tra le strutture sistemiche di diversi organismi animali e il loro metabolismo, e nel più artificiale mondo delle aziende, tra le grandezze che in quel contesto possiamo in qualche modo associare a strutture sistemiche e metabolismo.

Il risultato delle osservazioni è, come abbiamo visto, che:

  • le strutture sistemiche (di “comunicazione”, di “comando”, di “trasporto”) sono proporzionalmente più piccole ed “economiche” negli organismi grandi che in quelli piccoli, ossia scalano secondo una legge sublineare;
  • queste strutture sono organizzate in modo gerarchico, con “nodi centrali” che svolgono un ruolo preponderante (si pensi a organi come il cuore o il cervello, o al CEO di un’azienda), e “nodi periferici” che svolgono compiti via via più elementari, fino a raggiungere (in modo letteralmente “capillare”) tutte le singole unità operative);
  • ho sostenuto, credo in armonia con le considerazioni dello stesso West, che quello che fa sì che tali strutture abbiano una dimensione che cresce meno che linearmente con il “volume” dell’entità che le ospita è che esse hanno una struttura topologica frattale, e quindi una “dimensione efficace” frazionaria, e minore di quella geometrica dello spazio in cui si trovano;
  • il metabolismo più lento degli organismi grandi rispetto ai piccoli è a sua volta dovuto allo stesso motivo, assumendo che la maggior parte del metabolismo stesso sia dovuto o all’attività delle reti stesse (come accennavo, il cervello umano consuma fino al 20% dell’energia utilizzata dall’intero organismo) o alle interazioni che si svolgono tra “nodi” contigui lungo tali reti.

Ebbene, il nostro West, come ho già segnalato, ha esaminato un altro “organismo artificiale” rilevando che non segue le stesse leggi: la città. Le città, secondo i dati che ha raccolto col suo gruppo di ricerca, hanno delle caratteristiche “innaturali”:

  • analogamente ad animali e aziende, hanno strutture sistemiche (ad esempio le reti stradali o di comunicazione) che crescono in modo sublineare con la dimensione della città stessa;
  • il loro metabolismo invece (inteso in senso lato) cresce in modo superlineare, e in realtà esponenziale.

Resta quindi da dare un’interpretazione a quest’ultima osservazione: cosa rende le città così radicalmente diverse dagli organismi “normali”? Ebbene, io credo, complementarmente a quanto visto per animali e aziende, che sia il fatto che nelle città le persone interagiscono in modo non gerarchico: l’interazione è uno-a-uno, o, come si dice, peer-to-peer. In questo senso, una città è da intendersi come una comunità allargata che offra mezzi e occasioni di contatto e interazione tra persone, senza che questi contatti passino per canali centralizzati. Seguendo una terminologia recente, una città consente interazioni Social decentralizzate.

Infatti, se riprendiamo l’esempio che avevo fatto a proposito di un “organismo” bidimensionale, supponiamo di moltiplicarne la dimensione lineare per N. Avremo che il numero delle sue unità elementari crescerà come N2, la dimensione delle sue strutture sistemiche crescerà come N1,5, ma la possibilità di interazione tra due qualsiasi delle sue unità elementari crescerà come il numero delle possibili coppie di tali unità, ossia N4, e quindi con un esponente doppio rispetto a quello con cui cresce il suo “volume”. Se, più realisticamente, introducessimo un “taglio” nella probabilità con cui ogni unità elementare può interagire in modalità peer-to-peer con le altre (ad esempio in funzione della distanza), potremmo ragionevolmente trovare un rapporto tra la “crescita metabolica” e quella dimensionale poco superiore a 1, in accordo con le osservazioni di West.

Tutto ciò, ovviamente, sorprende fino a un certo punto. Sappiamo tutti che contesti ambientali che favoriscono la comunicazione peer-to-peer incrementano il “metabolismo”, anche in termini produttivi (si pensi alla celebre Silicon Valley); tuttavia mi sembra molto interessante che questo fatto si presenti in modo così chiaro e così “trasversale” rispetto a grandezze “metaboliche” anche non economiche. E’ anche chiaro che molte aziende da tempo tendono a favorire la comunicazione interna “non gerarchica”; queste osservazioni danno loro ragione in termini, diciamo, scientifici e quantitativi.

Qual è quindi la conclusione? Direi che la conclusione è diversa a seconda che si abbracci la filosofia della crescita o quella della sostenibilità. Io, che credo che la crescita illimitata sia un pericoloso miraggio, non posso che considerare auspicabili modelli di evoluzione economica che seguano quella “organica” di tutti gli esseri viventi complessi.
Dal punto di vista di un imprenditore “standard” (o di un amministratore pubblico che vuole stimolare la crescita in un’area), invece, ci sono ottime ragioni per perseguire il progressivo confinamento dell’organizzazione gerarchica ai “servizi generali” e, per tutto il resto, puntare a un diverso paradigma, che qualcuno comincia a chiamare della Social Corporation. Adottare il peer-to-peer come modalità prevalente di interazione in un’azienda significa cambiare profondamente la cultura che ancora oggi fa dire spesso «ne deve parlare col mio capo»; significa abbandonare anche per le grandi aziende un modello gerarchico-burocratico che, per quanto male se ne parli, ha una sua ragion d’essere, e la cui sostituzione non è gratuita né indolore. Senza la gerarchia a “smorzare” il metabolismo interno, le aziende potrebbero diventare come le città, ossia comunità a crescita apparentemente illimitata e “sempre giovani”, in termini biologici (potete ridare un’occhiata ai diagrammi di crescita del topo e di Walmart, che evidenziano la relazione tra giovinezza e crescita esponenziale).

Se siete un imprenditore che la pensa così, e dovete trovare un modo per sostenere le vostre idee, Geoffrey West vi ha dato gli strumenti per dimostrare matematicamente che avete ragione. Sempre se ho capito bene… 😉

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