Le città, che strani animali…

Dunque, dopo qualche giorno torniamo alle riflessioni suscitate dall'interessante conferenza del prof. West, di cui ho cominciato a parlare nell'ultimo post.

Come abbiamo visto, secondo West in natura tutti gli organismi crescendo rallentano il loro metabolismo e si organizzano in modo da "economizzare": tutte le strutture che chiameremmo di distribuzione e comunicazione nell'organismo sono, in proporzione, più ridotte nei grandi animali che in quelli piccoli, secondo una legge che West chiama giustamente sublineare. Una cosa interessante emersa dalle osservazioni di West è appunto che la relazione tra le dimensioni di un animale e quelle delle strutture vitali che lo compongono è molto regolare attraverso molte specie anche diversissime, ed appunto sublineare. Lo stesso rapporto vale per il metabolismo, ossia il "consumo" dell'organismo.

Per le aziende, vale la stessa cosa: quelle grandi hanno "economie di scala" sia rispetto a quelle piccole che rispetto a se stesse quando erano piccole, e man mano che crescono rallentano la loro crescita. Sono, insomma, come "animali economici".
Ma, a differenza del mondo animale, in quello socioeconomico le "cellule", cioè le persone, interagiscono e operano in più di un "organismo", e oltre alle aziende West e il suo team hanno preso in considerazione un aggregato che connota la nostra epoca almeno quanto le aziende: le città.

Ebbene, qui West (oltre a quello che dice nella conferenza, ho scovato questo suo articolo) ha scoperto qualcosa di interessante e forse sorprendente. Nelle città, le infrastrutture seguono anch'esse leggi di scaling sublineari; in altre parole, non troppo sorprendentemente, la lunghezza delle strade, delle linee di distribuzione dell'energia, o simili, crescono meno rapidamente delle dimensioni delle città.
Questo è abbastanza logico: le città grandi possono fare, appunto, economia di scala, progettando reti efficienti proprio come in natura si sono evolute reti efficienti per la distribuzione del sangue negli animali.

La cosa sorprendente, o almeno non scontata, è che invece i parametri "metabolici" delle città crescono in modo superlineare (e dato che stiamo parlando di scale logaritmiche, vuol dire che la crescita di questi parametri è più che esponenziale). Parametri come la produzione intellettuale, i salari totali, ma anche la velocità con cui la gente cammina per strada, sono in proporzione maggiori in una città grande che in una piccola. Quindi, mentre le singole aziende sono "animali economici" normali, agglomerati socioeconomici come le grandi città sono "animali strani", che accrescono il loro metabolismo in un modo che in natura non esiste.

Ritroviamo qui uno dei temi ricorrenti di questo blog: la sostenibilità della crescita esponenziale illimitata. Secondo West, ovviamente, l'esito naturale di una simile crescita è il collasso; per evitare il collasso, occorre che da una fase di crescita iperesponenziale si "salti" avviando un'altra fase ancora più accelerata; e, per poter continuare, nel tempo questi salti devono essere sempre più ravvicinati, in un "inseguimento" continuo mostrato nella figura qui sotto, dove le linee tratteggiate verticali rappresentano i momenti in cui si avrebbe il collasso se la crescita non "saltasse" su una curva ancora più accelerata.

West crescita senza collasso
A onor del vero, West non trae da questo la conclusione che io ho tratto nei miei post sulla crescita, e cioè che un modello come questo è destinato alla catastrofe, e che più tardi questa si verificherà e maggiori saranno i danni. Di fronte al paradosso implicito nella figura qui sopra, gli autori dello studio auspicano che l'approfondimento di ricerche come questa aumentino la comprensione dei meccanismi che favoriscono la creatività e l'innovazione, e che grazie a questo si possano trovare "strade lungo le quali le dinamiche sociali possano essere messe a frutto per creare un futuro in cui l'innovazione senza limiti e i miglioramenti nelle condizioni di vita umane siano compatibili con la tutela dei sistemi di supporto vitale del pianeta " [traduzione mia].

Questa utopia, che a me suona come puro wishful thinking, ripropone però quella che, anche sulla base di queste osservazioni, è l'ipotetica via d'uscita che anche gli economisti "standard", se proprio sono costretti a parlarne, prospettano per continuare a sostenere il modello basato sulla crescita: l'innovazione che produce benefici non già costanti, ma illimitatamente crescenti e tali da compensare i maggiori consumi. Che tale astratta via d'uscita possa esistere solo in un grafico matematico ma non nella realtà, è la convinzione di chi come me non crede né nella manna dal cielo, né nelle cose "illimitatamente crescenti", o anzi sempre più crescenti, come ci dice West.
Ma su questo ho già annoiato i pochi che mi hanno letto. In un prossimo post, invece, sarebbe interessante cogliere lo spunto lanciato da West & C. sul perché le città mostrino questo anomalo fenomeno di crescita, e perché in questo senso una città sia diversa da un'azienda, e quest'ultima sia invece simile a un animale (anzi: a qualsiasi animale). West, sia pure molto sinteticamente, ce lo dice sia nella conferenza che nell'articolo, che fa cenno all' unicità della dinamica sociale umana. Su questo quindi rifletteremo nel tentare di interpretare quanto, almeno in queste esposizioni, West lascia tra le righe.

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